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ASTA N. 113

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  • Lotto 91  

    Migliaro Vincenzo

    Migliaro Vincenzo Migliaro Vincenzo (Napoli 1858 - 1939)
    La venditrice di arance
    olio su tela, cm 61x47,5
    firmato in basso a destra: Migliaro
    a tergo: vecchio cartiglio Galleria Pesaro, Milano

    Provenienza: Gall. Pesaro, Milano; coll. privata,Roma; coll. privata Napoli
    Esposizioni: Milano 1927
    Bibliografia: Mostra di Vincenzo Gemito, Vincenzo Caprile, Vincenzo Migliaro, Galleria Pesaro, Bestetti e Tumminelli, Ed. Milano 1927

    Impossibile non concordare con gli esiti cui Pier Luigi di Giacomo è pervenuto pochi anni or sono nella sua introduzione al recente testo su Vincenzo
    Migliaro: la città di Napoli sta “riscoprendo” (Di Giacomo tiene a sottolineare questo termine, dato che il maestro ebbe già in vita gran successo nella
    propria città) l’artista ora che, reagendo ad un lungo momento di crisi (e potremmo dire anche al vilipendio cui è di continuo sottoposta da forze
    esterne alla città stessa), essa va ripiegandosi sulle proprie origini ricercando l’identità sua più autentica.
    Autenticità, si è detto, che sta un po’ nascosta sotto i molteplici cliché che su Partenope si sono accumulati nei secoli, e che appunto già nel suo tempo Migliaro, erede rigoroso della gran scuola napoletana attenta solo e sempre alla raffigurazione del vero, andò oltrepassando, cogliendo della sua città fin dagli esordi nei Quartieri Spagnoli (dov’era nato) non gli aspetti folcloristici ed in un certo senso piacevoli di cui tanti pittori facevano buon mercato coi turisti di turno, ma piuttosto quelli più cupi, soffocanti nei vicoli, squallidi nella miseria. Non deve intendersi però una qualche denuncia sociale nell’arte del Migliaro, perché l’autore non ha altro intento che quello descrittivo, egli non opera che un’indagine, e non a caso proprio il nostro fu scelto (a partire dal 1885 circa) per fissare su tele e tavole l’immagine di quella Napoli destinata ad esser obnubilata dal Risanamento.
    Per quanto l’oscurità possa permeare certe opere del Migliaro, quasi a ripercorrere la grande tradizione secentista e caravaggesca dell’arte partenopea,
    la popolazione cittadina non appare mai nei dipinti del maestro avvinta, rassegnata, ma anzi pare sempre che riesca a trovare quel che di buono c’è
    nella propria esistenza, e a valorizzarlo pure, manifestando quella genuina voglia di vivere da cui ancora oggi è caratteristicamente connotata: allora
    le “strettole” pullulano dei loro abitanti, i mercati s’affollano di merci e compratori, e l’esperienza visiva trascende negli altri sensi, restituendoci suoni ed odori degli ambienti rappresentati. Protagonista indiscussa di questi scenari è la donna, erede della sirena genitrice e sacerdotessa pertanto delle forze più arcaiche della città che solo attraverso di lei riescono a svelarsi, negli strilli delle popolane, negli “inciuci” appena sussurrati, nella silenziosa
    sensualità dei corpi pingui delle prostitute.
    STIMA:
    min € 25000 - max € 35000
  • Lotto 92  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949) Pescatori a Palazzo Donn'Anna olio su tela, cm 24x48 firmato in basso al centro: A. Pratella
    STIMA:
    min € 6500 - max € 9500
  • Lotto 93  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949)
    Mercato al Pendino olio su tavola, cm 22x12,5
    firmato in basso al centro: A. Pratella

    Provenienza: Coll. Marino, Napoli; Galleria Gargiulo, Napoli; Coll. privata, Napoli
    Bibliografia: Ottocento. Catalogo dell’Arte italiana dell’Ottocento – primo Novecento, n.44, Ed. Metamorfosi Milano 2016, tav. a colori p. 81.

    Una concreta attività pittorica lunga settant’anni, una modestia interiore verso la pittura in quanto attività professionale a cui rivolgersi con
    preparazione tecnica e concreta predisposizione d’animo, costituiscono gli aspetti salienti della vita e della pittura del romagnolo Attilio Pratella.
    La cifra pittorica di Pratella “verista” maturava in quel labirinto di vicoli, bassi e slarghi che componevano il dedalo di viuzze di una ristretta area popolare dove il pittore, pigiato tra una folla di curiosi, riprendeva, con pochi tratti, gli angoli di una Napoli in via di estinzione divenuta la logora cornice di quei quartieri popolari che, di lì a poco, avrebbero condizionato la sua attività artistica. Infatti, oggetto della ripresa di questa piccola tavoletta è un tipico mercatino napoletano, dove sullo sfondo è presente la fontana della Sellaria, detta anche dell’Epitaffio, che originariamente si trovava in piazza della Sellaria, in fondo alla strada del Pendino, e che dal 1903, a seguito dei lavori di trasformazione, è stata collocata di fronte all’ingresso dell’Archivio di Stato, dove però ha perso quell’effetto di chiusura scenica dello sfondo ben evidenziato in questa tavoletta verticale, nella quale viene rappresentato il fitto intreccio tra le figure, bancarelle e le ceste di mercanzia che affollano lo slargo.
    STIMA:
    min € 5500 - max € 8500
  • Lotto 94  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949) Vita di mare olio su tavola, cm 36x55 firmato in basso a destra: A. Pratella
    STIMA:
    min € 5000 - max € 8000
  • Lotto 95  

    Cosenza Giuseppe

    Cosenza Giuseppe Cosenza Giuseppe (Luzzi, CS 1846 - New York 1922) Canale olio su tela, cm 42,7x33,7 firmato in basso al centro: G.Cosenza
    STIMA:
    min € 5000 - max € 8000
  • Lotto 96  

    Cammarano Michele

    Michele Cammarano Cammarano Michele (Napoli 1835 - 1920) Bersagliere olio su tavola, cm 28,2x18 firmato in basso a destra: Mich. Cammarano

    Provenienza: Coll. Luigi Di Casola, Roma; Coll.privata, Napoli
    Esposizioni: Milano, 2005
    Bibliografia: L’Ottocento napoletano. La pittura italiana dell’Ottocento nelle collezioni private, Catalogo “Vittoria Colonna” in mostra a Milano
    Palazzo Turati, Napoli 2005, pp. 46-47.
    STIMA:
    min € 4000 - max € 7000
  • Lotto 97  

    Monteforte Edoardo

    Edoardo Monteforte Monteforte Edoardo (Polla, SA 1849 - Napoli 1933)
    I gramignai al Sebeto
    olio su tavola, cm 15,8x26
    firmato in basso a sinistra: E. Monteforte

    Provenienza: Coll. privata, Napoli
    Bibliografia: Ottocento. Catalogo dell’Arte italiana Ottocento – primo Novecento, n.40, Metamorfosi ED. Milano 2011, p. 377.

    Nato a Polla, in provincia di Salerno, Edoardo Monteforte entrò all’Istituto di Belle Arti di Napoli nel 1862.
    Durante l’alunnato conseguì diversi premi ed esordì nel 1870, alla Promotrice di Napoli con il dipinto Cavalli in Pastura.
    Fu un pittore molto apprezzato che trattò prevalentemente il paesaggio e le marine. Risultò particolarmente gradito al pubblico straniero (buona
    parte della sua produzione fu accaparrata da mercanti francesi ed inglesi) che amava in lui il linguaggio tonale e la plasticità cromatica della grande scuola di paesaggio napoletana. Infatti I gramignai al Sebeto, pur risentendo di alcune controllate fascinazioni palizziane, rappresenta la quotidianità contadina con una straordinaria quanto robusta perizia cromatico-disegnativa. Una struttura ricavata da un vecchio rudere funge da ricovero per
    i lavoratori e, grazie alla copertura a cupola montata con foglie e giunchi, offre loro una momentanea pausa. I cavalli, invece, trovano refrigerio direttamente nel rigagnolo che scorre tra le loro zampe.
    Tutti gli elementi e le figure presenti in questo dipinto sono riconducibili al tentativo di ricostruzione di uno spaccato di vita rurale, secondo il nuovo filone di verismo sociale, diffusosi nel Meridione e nel resto d’Italia a partire dal 1880. In quest’ottica, l’opera di Monteforte, che si era dedicato al vedutismo di matrice posillipiana prima e resinista poi, non si qualifica per la volontà di proporre, con i soggetti trattati, una denuncia sociale ma ambisce, piuttosto, alla sperimentazione di un nuovo linguaggio artistico. Il pittore si muove proprio nel solco della contemporanea pittura verista su un tema caro ai pittori napoletani del XIX secolo ed utilizzato da altri autori, tra i quali Palizzi, Ricciardi, Pratella ed in particolare da Michele Cammarano, verso il quale, per solidità d’impianto, respiro atmosferico e per scelta scenografica, Monteforte sembra essersi maggiormente rapportato.
    STIMA:
    min € 4500 - max € 6500
  • Lotto 98  

    Gigante Ercole

    Ercole Gigante Gigante Ercole (Napoli 1815-1860) Da Posillipo olio su carta rip. su cartone, cm 23,3x34 firmato in basso a sinistra: Ercole Gigante
    STIMA:
    min € 3000 - max € 5000
  • Lotto 99  

    Carelli Giuseppe

    Carelli Giuseppe Carelli Giuseppe (Napoli, 1858 –1921) Pescatori a Posillipo olio su tavola, cm 24,5x39,5 firmato e iscritto in basso a sinistra: Giuseppe Carelli Napoli
    a tergo: timbro e cartiglio Galleria Mediterranea, Napoli; cartiglio Mostra Mercato di Antiquariato, Palazzo Reale di Caserta, 1996

    Bibliografia: Rosario Caputo, Infinite emozioni La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 164
    STIMA:
    min € 1800 - max € 3200
  • Lotto 100  

    Carelli Raffaele

    Carelli Raffaele Carelli Raffaele (Taranto 1795 - Napoli 1864) Paesaggio di Cava olio su tela, cm 21,5x28,5 firmato in basso a destra: R. Carelli
    STIMA:
    min € 3000 - max € 4000
  • Lotto 101  

    Gigante Achille

    Achille Gigante Gigante Achille (Napoli 1823 - 1846) Golfo di Napoli da Posillipo olio su tela, cm 53x77 firmato in basso a destra: A Gigante

    Provenienza: Coll. B. Natale, Napoli; Coll.privata, Napoli
    Esposizioni:Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage Pittoresque Napoli Bibliografia:R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 193
    STIMA:
    min € 13000 - max € 18000
  • Lotto 102  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876)
    Atrani olio su tela, cm 49x74,5
    firmato in basso a sinistra: Gia Gigante

    Provenienza: Coll. Eredi Gigante - Zezon, Napoli

    Bibliografia: S. Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio a Napoli e inItalia dal 600 all'800, F. Di Mauro Editore 2009, tav. L

    La Gigante-Zezon occupa certo un posto di primaria importanza fra le raccolte di opere di Giacinto Gigante, opere che dalle dirette mani dell’autore
    giunsero all’altrettanto celebre famiglia Zezon – legata ad Antonio, incisore per la famiglia Borbonica e poi compagno del nostro (essendone
    coetaneo) nell’esperienza di Posillipo – tramite l’eredità dello stesso artista il quale, quasi a voler continuare la tradizione prettamente artistica della propria stirpe (non va dimenticata l’opera del padre Gaetano Gigante, dal quale il nostro apprese i primi rudimenti pittorici, né quella dei fratelli
    Ercole, Achille ed Emilia), organizzò matrimoni tra alcune delle sue figlie ed i discendenti di altri grandi maestri coevi (Fergola, Witting e, come si è
    detto, Zezon, ai cui figli Ferdinando e Giovanni andarono spose Silvia e Marianna Gigante).
    Se la prestigiosa provenienza non bastasse, anche la tecnica ad olio conferisce all’opera proposta un certo carattere di rarità, poiché come è noto il
    Gigante si profuse principalmente in acquarelli o incisioni acquerellate (fin dalla giovanile frequentazione con l’amico Achille Vianelli dello studio del paesaggista tedesco Hüber) non trovando mai troppo a lui congeniale il medium preferito da tanti rappresentanti della pittura più in voga, medium che rimane pertanto relegato ad una produzione relativamente esigua del nostro autore.
    Ad ogni modo Gigante dipinse il suo primo olio nel 1824 (‘Lago Lucrino’, ora al Museo di San Martino in Napoli) presso lo studio di A.S. van Pitloo,
    celeberrimo pittore olandese che giungendo a Napoli nel 1816 ed assumendo poi l’insegnamento di Paesaggio presso il Real Istituto di Belle Arti
    rivoluzionò la tradizione di un genere ritenuto allora “minore” trasmettendovi l’interpretazione tutta nordica (potremmo dire intimistica) del dato
    percettivo, col conseguente superamento di ogni intento meramente documentario ed illustrativo. Giacinto Gigante seguì gli insegnamenti del Pitloo
    in ambiente accademico (nonostante il nostro autore non vi fosse formalmente iscritto, provando un generale disprezzo nei suoi confronti) ma
    soprattutto al di fuori di esso, trovando una comunità di intenti con certi altri artisti che, riuniti appunto attorno l’olandese, andavano sostenendo il rivoluzionario studio degli ambienti dal vero e non più nelle fredde aule dei palazzi del centro: nacque così la Scuola di Posillipo.
    Nel descrivere quella grande esperienza artistica della nostra terra non vi giudizio più pregnante di quanto espresso dall’Alfredo Schettini: «Non è
    più, come per il passato, una puntuale, pedissequa e fredda trasposizione sulla tela: ora l’artista – libero da vincoli di convenzione o di accademia –
    interpreta il soggetto pittorico, lo vede attraverso la propria emozione visiva e spirituale, vi trasfonde la propria sensibilità cromatica».
    Forte di cotale approccio, ma mai davvero pago di sete d’innovazione, il Gigante frequentò per tutti gli anni Quaranta del secolo Sorrento e la sua
    penisola, sviluppando prima quella che Sergio Ortolani ha definito la sua “maniera rosea” e poi una più matura resa delle alterazioni cromatiche della natura al variare della luce (sintonizzandosi a distanza sulle coeve ricerche della francese Scuola di Barbizon): a questo preciso periodo ed alle sue temperie va ad ascriversi la tela in esame.
    STIMA:
    min € 25000 - max € 45000
  • Lotto 103  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876) Casarlano tempera su carta, cm 42x51 firmato in basso a destra: G. Gigante

    Provenienza: Coll. Eredi Gigante - Zezon, Napoli Bibliografia: S. Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio aNapoli e in Italia dal 600 all'800, F. Di Mauro Editore 2009, Tav. XL
    STIMA:
    min € 3500 - max € 7500
  • Lotto 104  

    Pitloo Antonio Sminck

    Pitloo Antonio Sminck Pitloo Antonio Sminck (Arnhem 1790 - Napoli 1837) Barche nel Golfo di Napoli olio su carta rip. su tela, cm 20x27 firmato in basso a sinistra: Pitloo
    STIMA:
    min € 5000 - max € 8000
  • Lotto 105  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882) Da Marechiaro olio su tela, cm 32,5x41 firmato e datato in basso a destra: Smargiassi 1830

    Proveneinza: Coll. privata, Parigi; Tajan, Parigi; coll. privata, Napoli
    STIMA:
    min € 5500 - max € 7500
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  • Lotto 91  

    Migliaro Vincenzo

    Migliaro Vincenzo (Napoli 1858 - 1939)
    La venditrice di arance
    olio su tela, cm 61x47,5
    firmato in basso a destra: Migliaro
    a tergo: vecchio cartiglio Galleria Pesaro, Milano

    Provenienza: Gall. Pesaro, Milano; coll. privata,Roma; coll. privata Napoli
    Esposizioni: Milano 1927
    Bibliografia: Mostra di Vincenzo Gemito, Vincenzo Caprile, Vincenzo Migliaro, Galleria Pesaro, Bestetti e Tumminelli, Ed. Milano 1927

    Impossibile non concordare con gli esiti cui Pier Luigi di Giacomo è pervenuto pochi anni or sono nella sua introduzione al recente testo su Vincenzo
    Migliaro: la città di Napoli sta “riscoprendo” (Di Giacomo tiene a sottolineare questo termine, dato che il maestro ebbe già in vita gran successo nella
    propria città) l’artista ora che, reagendo ad un lungo momento di crisi (e potremmo dire anche al vilipendio cui è di continuo sottoposta da forze
    esterne alla città stessa), essa va ripiegandosi sulle proprie origini ricercando l’identità sua più autentica.
    Autenticità, si è detto, che sta un po’ nascosta sotto i molteplici cliché che su Partenope si sono accumulati nei secoli, e che appunto già nel suo tempo Migliaro, erede rigoroso della gran scuola napoletana attenta solo e sempre alla raffigurazione del vero, andò oltrepassando, cogliendo della sua città fin dagli esordi nei Quartieri Spagnoli (dov’era nato) non gli aspetti folcloristici ed in un certo senso piacevoli di cui tanti pittori facevano buon mercato coi turisti di turno, ma piuttosto quelli più cupi, soffocanti nei vicoli, squallidi nella miseria. Non deve intendersi però una qualche denuncia sociale nell’arte del Migliaro, perché l’autore non ha altro intento che quello descrittivo, egli non opera che un’indagine, e non a caso proprio il nostro fu scelto (a partire dal 1885 circa) per fissare su tele e tavole l’immagine di quella Napoli destinata ad esser obnubilata dal Risanamento.
    Per quanto l’oscurità possa permeare certe opere del Migliaro, quasi a ripercorrere la grande tradizione secentista e caravaggesca dell’arte partenopea,
    la popolazione cittadina non appare mai nei dipinti del maestro avvinta, rassegnata, ma anzi pare sempre che riesca a trovare quel che di buono c’è
    nella propria esistenza, e a valorizzarlo pure, manifestando quella genuina voglia di vivere da cui ancora oggi è caratteristicamente connotata: allora
    le “strettole” pullulano dei loro abitanti, i mercati s’affollano di merci e compratori, e l’esperienza visiva trascende negli altri sensi, restituendoci suoni ed odori degli ambienti rappresentati. Protagonista indiscussa di questi scenari è la donna, erede della sirena genitrice e sacerdotessa pertanto delle forze più arcaiche della città che solo attraverso di lei riescono a svelarsi, negli strilli delle popolane, negli “inciuci” appena sussurrati, nella silenziosa
    sensualità dei corpi pingui delle prostitute.
    STIMA min € 25000 - max € 35000

    Lotto 91  

    Migliaro Vincenzo

    Migliaro Vincenzo Migliaro Vincenzo (Napoli 1858 - 1939)
    La venditrice di arance
    olio su tela, cm 61x47,5
    firmato in basso a destra: Migliaro
    a tergo: vecchio cartiglio Galleria Pesaro, Milano

    Provenienza: Gall. Pesaro, Milano; coll. privata,Roma; coll. privata Napoli
    Esposizioni: Milano 1927
    Bibliografia: Mostra di Vincenzo Gemito, Vincenzo Caprile, Vincenzo Migliaro, Galleria Pesaro, Bestetti e Tumminelli, Ed. Milano 1927

    Impossibile non concordare con gli esiti cui Pier Luigi di Giacomo è pervenuto pochi anni or sono nella sua introduzione al recente testo su Vincenzo
    Migliaro: la città di Napoli sta “riscoprendo” (Di Giacomo tiene a sottolineare questo termine, dato che il maestro ebbe già in vita gran successo nella
    propria città) l’artista ora che, reagendo ad un lungo momento di crisi (e potremmo dire anche al vilipendio cui è di continuo sottoposta da forze
    esterne alla città stessa), essa va ripiegandosi sulle proprie origini ricercando l’identità sua più autentica.
    Autenticità, si è detto, che sta un po’ nascosta sotto i molteplici cliché che su Partenope si sono accumulati nei secoli, e che appunto già nel suo tempo Migliaro, erede rigoroso della gran scuola napoletana attenta solo e sempre alla raffigurazione del vero, andò oltrepassando, cogliendo della sua città fin dagli esordi nei Quartieri Spagnoli (dov’era nato) non gli aspetti folcloristici ed in un certo senso piacevoli di cui tanti pittori facevano buon mercato coi turisti di turno, ma piuttosto quelli più cupi, soffocanti nei vicoli, squallidi nella miseria. Non deve intendersi però una qualche denuncia sociale nell’arte del Migliaro, perché l’autore non ha altro intento che quello descrittivo, egli non opera che un’indagine, e non a caso proprio il nostro fu scelto (a partire dal 1885 circa) per fissare su tele e tavole l’immagine di quella Napoli destinata ad esser obnubilata dal Risanamento.
    Per quanto l’oscurità possa permeare certe opere del Migliaro, quasi a ripercorrere la grande tradizione secentista e caravaggesca dell’arte partenopea,
    la popolazione cittadina non appare mai nei dipinti del maestro avvinta, rassegnata, ma anzi pare sempre che riesca a trovare quel che di buono c’è
    nella propria esistenza, e a valorizzarlo pure, manifestando quella genuina voglia di vivere da cui ancora oggi è caratteristicamente connotata: allora
    le “strettole” pullulano dei loro abitanti, i mercati s’affollano di merci e compratori, e l’esperienza visiva trascende negli altri sensi, restituendoci suoni ed odori degli ambienti rappresentati. Protagonista indiscussa di questi scenari è la donna, erede della sirena genitrice e sacerdotessa pertanto delle forze più arcaiche della città che solo attraverso di lei riescono a svelarsi, negli strilli delle popolane, negli “inciuci” appena sussurrati, nella silenziosa
    sensualità dei corpi pingui delle prostitute.


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 92  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949) Pescatori a Palazzo Donn'Anna olio su tela, cm 24x48 firmato in basso al centro: A. Pratella
    STIMA min € 6500 - max € 9500

    Lotto 92  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949) Pescatori a Palazzo Donn'Anna olio su tela, cm 24x48 firmato in basso al centro: A. Pratella


    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 93  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949)
    Mercato al Pendino olio su tavola, cm 22x12,5
    firmato in basso al centro: A. Pratella

    Provenienza: Coll. Marino, Napoli; Galleria Gargiulo, Napoli; Coll. privata, Napoli
    Bibliografia: Ottocento. Catalogo dell’Arte italiana dell’Ottocento – primo Novecento, n.44, Ed. Metamorfosi Milano 2016, tav. a colori p. 81.

    Una concreta attività pittorica lunga settant’anni, una modestia interiore verso la pittura in quanto attività professionale a cui rivolgersi con
    preparazione tecnica e concreta predisposizione d’animo, costituiscono gli aspetti salienti della vita e della pittura del romagnolo Attilio Pratella.
    La cifra pittorica di Pratella “verista” maturava in quel labirinto di vicoli, bassi e slarghi che componevano il dedalo di viuzze di una ristretta area popolare dove il pittore, pigiato tra una folla di curiosi, riprendeva, con pochi tratti, gli angoli di una Napoli in via di estinzione divenuta la logora cornice di quei quartieri popolari che, di lì a poco, avrebbero condizionato la sua attività artistica. Infatti, oggetto della ripresa di questa piccola tavoletta è un tipico mercatino napoletano, dove sullo sfondo è presente la fontana della Sellaria, detta anche dell’Epitaffio, che originariamente si trovava in piazza della Sellaria, in fondo alla strada del Pendino, e che dal 1903, a seguito dei lavori di trasformazione, è stata collocata di fronte all’ingresso dell’Archivio di Stato, dove però ha perso quell’effetto di chiusura scenica dello sfondo ben evidenziato in questa tavoletta verticale, nella quale viene rappresentato il fitto intreccio tra le figure, bancarelle e le ceste di mercanzia che affollano lo slargo.
    STIMA min € 5500 - max € 8500

    Lotto 93  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949)
    Mercato al Pendino olio su tavola, cm 22x12,5
    firmato in basso al centro: A. Pratella

    Provenienza: Coll. Marino, Napoli; Galleria Gargiulo, Napoli; Coll. privata, Napoli
    Bibliografia: Ottocento. Catalogo dell’Arte italiana dell’Ottocento – primo Novecento, n.44, Ed. Metamorfosi Milano 2016, tav. a colori p. 81.

    Una concreta attività pittorica lunga settant’anni, una modestia interiore verso la pittura in quanto attività professionale a cui rivolgersi con
    preparazione tecnica e concreta predisposizione d’animo, costituiscono gli aspetti salienti della vita e della pittura del romagnolo Attilio Pratella.
    La cifra pittorica di Pratella “verista” maturava in quel labirinto di vicoli, bassi e slarghi che componevano il dedalo di viuzze di una ristretta area popolare dove il pittore, pigiato tra una folla di curiosi, riprendeva, con pochi tratti, gli angoli di una Napoli in via di estinzione divenuta la logora cornice di quei quartieri popolari che, di lì a poco, avrebbero condizionato la sua attività artistica. Infatti, oggetto della ripresa di questa piccola tavoletta è un tipico mercatino napoletano, dove sullo sfondo è presente la fontana della Sellaria, detta anche dell’Epitaffio, che originariamente si trovava in piazza della Sellaria, in fondo alla strada del Pendino, e che dal 1903, a seguito dei lavori di trasformazione, è stata collocata di fronte all’ingresso dell’Archivio di Stato, dove però ha perso quell’effetto di chiusura scenica dello sfondo ben evidenziato in questa tavoletta verticale, nella quale viene rappresentato il fitto intreccio tra le figure, bancarelle e le ceste di mercanzia che affollano lo slargo.


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 94  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949) Vita di mare olio su tavola, cm 36x55 firmato in basso a destra: A. Pratella
    STIMA min € 5000 - max € 8000

    Lotto 94  

    Pratella Attilio

    Pratella Attilio Pratella Attilio (Lugo di Romagna, RA 1856 - Napoli 1949) Vita di mare olio su tavola, cm 36x55 firmato in basso a destra: A. Pratella


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 95  

    Cosenza Giuseppe

    Cosenza Giuseppe (Luzzi, CS 1846 - New York 1922) Canale olio su tela, cm 42,7x33,7 firmato in basso al centro: G.Cosenza
    STIMA min € 5000 - max € 8000

    Lotto 95  

    Cosenza Giuseppe

    Cosenza Giuseppe Cosenza Giuseppe (Luzzi, CS 1846 - New York 1922) Canale olio su tela, cm 42,7x33,7 firmato in basso al centro: G.Cosenza


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 96  

    Cammarano Michele

    Cammarano Michele (Napoli 1835 - 1920) Bersagliere olio su tavola, cm 28,2x18 firmato in basso a destra: Mich. Cammarano

    Provenienza: Coll. Luigi Di Casola, Roma; Coll.privata, Napoli
    Esposizioni: Milano, 2005
    Bibliografia: L’Ottocento napoletano. La pittura italiana dell’Ottocento nelle collezioni private, Catalogo “Vittoria Colonna” in mostra a Milano
    Palazzo Turati, Napoli 2005, pp. 46-47.
    STIMA min € 4000 - max € 7000

    Lotto 96  

    Cammarano Michele

    Michele Cammarano Cammarano Michele (Napoli 1835 - 1920) Bersagliere olio su tavola, cm 28,2x18 firmato in basso a destra: Mich. Cammarano

    Provenienza: Coll. Luigi Di Casola, Roma; Coll.privata, Napoli
    Esposizioni: Milano, 2005
    Bibliografia: L’Ottocento napoletano. La pittura italiana dell’Ottocento nelle collezioni private, Catalogo “Vittoria Colonna” in mostra a Milano
    Palazzo Turati, Napoli 2005, pp. 46-47.


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  • Lotto 97  

    Monteforte Edoardo

    Monteforte Edoardo (Polla, SA 1849 - Napoli 1933)
    I gramignai al Sebeto
    olio su tavola, cm 15,8x26
    firmato in basso a sinistra: E. Monteforte

    Provenienza: Coll. privata, Napoli
    Bibliografia: Ottocento. Catalogo dell’Arte italiana Ottocento – primo Novecento, n.40, Metamorfosi ED. Milano 2011, p. 377.

    Nato a Polla, in provincia di Salerno, Edoardo Monteforte entrò all’Istituto di Belle Arti di Napoli nel 1862.
    Durante l’alunnato conseguì diversi premi ed esordì nel 1870, alla Promotrice di Napoli con il dipinto Cavalli in Pastura.
    Fu un pittore molto apprezzato che trattò prevalentemente il paesaggio e le marine. Risultò particolarmente gradito al pubblico straniero (buona
    parte della sua produzione fu accaparrata da mercanti francesi ed inglesi) che amava in lui il linguaggio tonale e la plasticità cromatica della grande scuola di paesaggio napoletana. Infatti I gramignai al Sebeto, pur risentendo di alcune controllate fascinazioni palizziane, rappresenta la quotidianità contadina con una straordinaria quanto robusta perizia cromatico-disegnativa. Una struttura ricavata da un vecchio rudere funge da ricovero per
    i lavoratori e, grazie alla copertura a cupola montata con foglie e giunchi, offre loro una momentanea pausa. I cavalli, invece, trovano refrigerio direttamente nel rigagnolo che scorre tra le loro zampe.
    Tutti gli elementi e le figure presenti in questo dipinto sono riconducibili al tentativo di ricostruzione di uno spaccato di vita rurale, secondo il nuovo filone di verismo sociale, diffusosi nel Meridione e nel resto d’Italia a partire dal 1880. In quest’ottica, l’opera di Monteforte, che si era dedicato al vedutismo di matrice posillipiana prima e resinista poi, non si qualifica per la volontà di proporre, con i soggetti trattati, una denuncia sociale ma ambisce, piuttosto, alla sperimentazione di un nuovo linguaggio artistico. Il pittore si muove proprio nel solco della contemporanea pittura verista su un tema caro ai pittori napoletani del XIX secolo ed utilizzato da altri autori, tra i quali Palizzi, Ricciardi, Pratella ed in particolare da Michele Cammarano, verso il quale, per solidità d’impianto, respiro atmosferico e per scelta scenografica, Monteforte sembra essersi maggiormente rapportato.
    STIMA min € 4500 - max € 6500

    Lotto 97  

    Monteforte Edoardo

    Edoardo Monteforte Monteforte Edoardo (Polla, SA 1849 - Napoli 1933)
    I gramignai al Sebeto
    olio su tavola, cm 15,8x26
    firmato in basso a sinistra: E. Monteforte

    Provenienza: Coll. privata, Napoli
    Bibliografia: Ottocento. Catalogo dell’Arte italiana Ottocento – primo Novecento, n.40, Metamorfosi ED. Milano 2011, p. 377.

    Nato a Polla, in provincia di Salerno, Edoardo Monteforte entrò all’Istituto di Belle Arti di Napoli nel 1862.
    Durante l’alunnato conseguì diversi premi ed esordì nel 1870, alla Promotrice di Napoli con il dipinto Cavalli in Pastura.
    Fu un pittore molto apprezzato che trattò prevalentemente il paesaggio e le marine. Risultò particolarmente gradito al pubblico straniero (buona
    parte della sua produzione fu accaparrata da mercanti francesi ed inglesi) che amava in lui il linguaggio tonale e la plasticità cromatica della grande scuola di paesaggio napoletana. Infatti I gramignai al Sebeto, pur risentendo di alcune controllate fascinazioni palizziane, rappresenta la quotidianità contadina con una straordinaria quanto robusta perizia cromatico-disegnativa. Una struttura ricavata da un vecchio rudere funge da ricovero per
    i lavoratori e, grazie alla copertura a cupola montata con foglie e giunchi, offre loro una momentanea pausa. I cavalli, invece, trovano refrigerio direttamente nel rigagnolo che scorre tra le loro zampe.
    Tutti gli elementi e le figure presenti in questo dipinto sono riconducibili al tentativo di ricostruzione di uno spaccato di vita rurale, secondo il nuovo filone di verismo sociale, diffusosi nel Meridione e nel resto d’Italia a partire dal 1880. In quest’ottica, l’opera di Monteforte, che si era dedicato al vedutismo di matrice posillipiana prima e resinista poi, non si qualifica per la volontà di proporre, con i soggetti trattati, una denuncia sociale ma ambisce, piuttosto, alla sperimentazione di un nuovo linguaggio artistico. Il pittore si muove proprio nel solco della contemporanea pittura verista su un tema caro ai pittori napoletani del XIX secolo ed utilizzato da altri autori, tra i quali Palizzi, Ricciardi, Pratella ed in particolare da Michele Cammarano, verso il quale, per solidità d’impianto, respiro atmosferico e per scelta scenografica, Monteforte sembra essersi maggiormente rapportato.


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  • Lotto 98  

    Gigante Ercole

    Gigante Ercole (Napoli 1815-1860) Da Posillipo olio su carta rip. su cartone, cm 23,3x34 firmato in basso a sinistra: Ercole Gigante
    STIMA min € 3000 - max € 5000

    Lotto 98  

    Gigante Ercole

    Ercole Gigante Gigante Ercole (Napoli 1815-1860) Da Posillipo olio su carta rip. su cartone, cm 23,3x34 firmato in basso a sinistra: Ercole Gigante


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 99  

    Carelli Giuseppe

    Carelli Giuseppe (Napoli, 1858 –1921) Pescatori a Posillipo olio su tavola, cm 24,5x39,5 firmato e iscritto in basso a sinistra: Giuseppe Carelli Napoli
    a tergo: timbro e cartiglio Galleria Mediterranea, Napoli; cartiglio Mostra Mercato di Antiquariato, Palazzo Reale di Caserta, 1996

    Bibliografia: Rosario Caputo, Infinite emozioni La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 164
    STIMA min € 1800 - max € 3200

    Lotto 99  

    Carelli Giuseppe

    Carelli Giuseppe Carelli Giuseppe (Napoli, 1858 –1921) Pescatori a Posillipo olio su tavola, cm 24,5x39,5 firmato e iscritto in basso a sinistra: Giuseppe Carelli Napoli
    a tergo: timbro e cartiglio Galleria Mediterranea, Napoli; cartiglio Mostra Mercato di Antiquariato, Palazzo Reale di Caserta, 1996

    Bibliografia: Rosario Caputo, Infinite emozioni La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 164


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  • Lotto 100  

    Carelli Raffaele

    Carelli Raffaele (Taranto 1795 - Napoli 1864) Paesaggio di Cava olio su tela, cm 21,5x28,5 firmato in basso a destra: R. Carelli
    STIMA min € 3000 - max € 4000

    Lotto 100  

    Carelli Raffaele

    Carelli Raffaele Carelli Raffaele (Taranto 1795 - Napoli 1864) Paesaggio di Cava olio su tela, cm 21,5x28,5 firmato in basso a destra: R. Carelli


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  • Lotto 101  

    Gigante Achille

    Gigante Achille (Napoli 1823 - 1846) Golfo di Napoli da Posillipo olio su tela, cm 53x77 firmato in basso a destra: A Gigante

    Provenienza: Coll. B. Natale, Napoli; Coll.privata, Napoli
    Esposizioni:Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage Pittoresque Napoli Bibliografia:R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 193
    STIMA min € 13000 - max € 18000

    Lotto 101  

    Gigante Achille

    Achille Gigante Gigante Achille (Napoli 1823 - 1846) Golfo di Napoli da Posillipo olio su tela, cm 53x77 firmato in basso a destra: A Gigante

    Provenienza: Coll. B. Natale, Napoli; Coll.privata, Napoli
    Esposizioni:Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage Pittoresque Napoli Bibliografia:R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 193


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  • Lotto 102  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876)
    Atrani olio su tela, cm 49x74,5
    firmato in basso a sinistra: Gia Gigante

    Provenienza: Coll. Eredi Gigante - Zezon, Napoli

    Bibliografia: S. Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio a Napoli e inItalia dal 600 all'800, F. Di Mauro Editore 2009, tav. L

    La Gigante-Zezon occupa certo un posto di primaria importanza fra le raccolte di opere di Giacinto Gigante, opere che dalle dirette mani dell’autore
    giunsero all’altrettanto celebre famiglia Zezon – legata ad Antonio, incisore per la famiglia Borbonica e poi compagno del nostro (essendone
    coetaneo) nell’esperienza di Posillipo – tramite l’eredità dello stesso artista il quale, quasi a voler continuare la tradizione prettamente artistica della propria stirpe (non va dimenticata l’opera del padre Gaetano Gigante, dal quale il nostro apprese i primi rudimenti pittorici, né quella dei fratelli
    Ercole, Achille ed Emilia), organizzò matrimoni tra alcune delle sue figlie ed i discendenti di altri grandi maestri coevi (Fergola, Witting e, come si è
    detto, Zezon, ai cui figli Ferdinando e Giovanni andarono spose Silvia e Marianna Gigante).
    Se la prestigiosa provenienza non bastasse, anche la tecnica ad olio conferisce all’opera proposta un certo carattere di rarità, poiché come è noto il
    Gigante si profuse principalmente in acquarelli o incisioni acquerellate (fin dalla giovanile frequentazione con l’amico Achille Vianelli dello studio del paesaggista tedesco Hüber) non trovando mai troppo a lui congeniale il medium preferito da tanti rappresentanti della pittura più in voga, medium che rimane pertanto relegato ad una produzione relativamente esigua del nostro autore.
    Ad ogni modo Gigante dipinse il suo primo olio nel 1824 (‘Lago Lucrino’, ora al Museo di San Martino in Napoli) presso lo studio di A.S. van Pitloo,
    celeberrimo pittore olandese che giungendo a Napoli nel 1816 ed assumendo poi l’insegnamento di Paesaggio presso il Real Istituto di Belle Arti
    rivoluzionò la tradizione di un genere ritenuto allora “minore” trasmettendovi l’interpretazione tutta nordica (potremmo dire intimistica) del dato
    percettivo, col conseguente superamento di ogni intento meramente documentario ed illustrativo. Giacinto Gigante seguì gli insegnamenti del Pitloo
    in ambiente accademico (nonostante il nostro autore non vi fosse formalmente iscritto, provando un generale disprezzo nei suoi confronti) ma
    soprattutto al di fuori di esso, trovando una comunità di intenti con certi altri artisti che, riuniti appunto attorno l’olandese, andavano sostenendo il rivoluzionario studio degli ambienti dal vero e non più nelle fredde aule dei palazzi del centro: nacque così la Scuola di Posillipo.
    Nel descrivere quella grande esperienza artistica della nostra terra non vi giudizio più pregnante di quanto espresso dall’Alfredo Schettini: «Non è
    più, come per il passato, una puntuale, pedissequa e fredda trasposizione sulla tela: ora l’artista – libero da vincoli di convenzione o di accademia –
    interpreta il soggetto pittorico, lo vede attraverso la propria emozione visiva e spirituale, vi trasfonde la propria sensibilità cromatica».
    Forte di cotale approccio, ma mai davvero pago di sete d’innovazione, il Gigante frequentò per tutti gli anni Quaranta del secolo Sorrento e la sua
    penisola, sviluppando prima quella che Sergio Ortolani ha definito la sua “maniera rosea” e poi una più matura resa delle alterazioni cromatiche della natura al variare della luce (sintonizzandosi a distanza sulle coeve ricerche della francese Scuola di Barbizon): a questo preciso periodo ed alle sue temperie va ad ascriversi la tela in esame.
    STIMA min € 25000 - max € 45000

    Lotto 102  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876)
    Atrani olio su tela, cm 49x74,5
    firmato in basso a sinistra: Gia Gigante

    Provenienza: Coll. Eredi Gigante - Zezon, Napoli

    Bibliografia: S. Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio a Napoli e inItalia dal 600 all'800, F. Di Mauro Editore 2009, tav. L

    La Gigante-Zezon occupa certo un posto di primaria importanza fra le raccolte di opere di Giacinto Gigante, opere che dalle dirette mani dell’autore
    giunsero all’altrettanto celebre famiglia Zezon – legata ad Antonio, incisore per la famiglia Borbonica e poi compagno del nostro (essendone
    coetaneo) nell’esperienza di Posillipo – tramite l’eredità dello stesso artista il quale, quasi a voler continuare la tradizione prettamente artistica della propria stirpe (non va dimenticata l’opera del padre Gaetano Gigante, dal quale il nostro apprese i primi rudimenti pittorici, né quella dei fratelli
    Ercole, Achille ed Emilia), organizzò matrimoni tra alcune delle sue figlie ed i discendenti di altri grandi maestri coevi (Fergola, Witting e, come si è
    detto, Zezon, ai cui figli Ferdinando e Giovanni andarono spose Silvia e Marianna Gigante).
    Se la prestigiosa provenienza non bastasse, anche la tecnica ad olio conferisce all’opera proposta un certo carattere di rarità, poiché come è noto il
    Gigante si profuse principalmente in acquarelli o incisioni acquerellate (fin dalla giovanile frequentazione con l’amico Achille Vianelli dello studio del paesaggista tedesco Hüber) non trovando mai troppo a lui congeniale il medium preferito da tanti rappresentanti della pittura più in voga, medium che rimane pertanto relegato ad una produzione relativamente esigua del nostro autore.
    Ad ogni modo Gigante dipinse il suo primo olio nel 1824 (‘Lago Lucrino’, ora al Museo di San Martino in Napoli) presso lo studio di A.S. van Pitloo,
    celeberrimo pittore olandese che giungendo a Napoli nel 1816 ed assumendo poi l’insegnamento di Paesaggio presso il Real Istituto di Belle Arti
    rivoluzionò la tradizione di un genere ritenuto allora “minore” trasmettendovi l’interpretazione tutta nordica (potremmo dire intimistica) del dato
    percettivo, col conseguente superamento di ogni intento meramente documentario ed illustrativo. Giacinto Gigante seguì gli insegnamenti del Pitloo
    in ambiente accademico (nonostante il nostro autore non vi fosse formalmente iscritto, provando un generale disprezzo nei suoi confronti) ma
    soprattutto al di fuori di esso, trovando una comunità di intenti con certi altri artisti che, riuniti appunto attorno l’olandese, andavano sostenendo il rivoluzionario studio degli ambienti dal vero e non più nelle fredde aule dei palazzi del centro: nacque così la Scuola di Posillipo.
    Nel descrivere quella grande esperienza artistica della nostra terra non vi giudizio più pregnante di quanto espresso dall’Alfredo Schettini: «Non è
    più, come per il passato, una puntuale, pedissequa e fredda trasposizione sulla tela: ora l’artista – libero da vincoli di convenzione o di accademia –
    interpreta il soggetto pittorico, lo vede attraverso la propria emozione visiva e spirituale, vi trasfonde la propria sensibilità cromatica».
    Forte di cotale approccio, ma mai davvero pago di sete d’innovazione, il Gigante frequentò per tutti gli anni Quaranta del secolo Sorrento e la sua
    penisola, sviluppando prima quella che Sergio Ortolani ha definito la sua “maniera rosea” e poi una più matura resa delle alterazioni cromatiche della natura al variare della luce (sintonizzandosi a distanza sulle coeve ricerche della francese Scuola di Barbizon): a questo preciso periodo ed alle sue temperie va ad ascriversi la tela in esame.


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 103  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876) Casarlano tempera su carta, cm 42x51 firmato in basso a destra: G. Gigante

    Provenienza: Coll. Eredi Gigante - Zezon, Napoli Bibliografia: S. Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio aNapoli e in Italia dal 600 all'800, F. Di Mauro Editore 2009, Tav. XL
    STIMA min € 3500 - max € 7500

    Lotto 103  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876) Casarlano tempera su carta, cm 42x51 firmato in basso a destra: G. Gigante

    Provenienza: Coll. Eredi Gigante - Zezon, Napoli Bibliografia: S. Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio aNapoli e in Italia dal 600 all'800, F. Di Mauro Editore 2009, Tav. XL


    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 104  

    Pitloo Antonio Sminck

    Pitloo Antonio Sminck (Arnhem 1790 - Napoli 1837) Barche nel Golfo di Napoli olio su carta rip. su tela, cm 20x27 firmato in basso a sinistra: Pitloo
    STIMA min € 5000 - max € 8000

    Lotto 104  

    Pitloo Antonio Sminck

    Pitloo Antonio Sminck Pitloo Antonio Sminck (Arnhem 1790 - Napoli 1837) Barche nel Golfo di Napoli olio su carta rip. su tela, cm 20x27 firmato in basso a sinistra: Pitloo


    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 105  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882) Da Marechiaro olio su tela, cm 32,5x41 firmato e datato in basso a destra: Smargiassi 1830

    Proveneinza: Coll. privata, Parigi; Tajan, Parigi; coll. privata, Napoli
    STIMA min € 5500 - max € 7500

    Lotto 105  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882) Da Marechiaro olio su tela, cm 32,5x41 firmato e datato in basso a destra: Smargiassi 1830

    Proveneinza: Coll. privata, Parigi; Tajan, Parigi; coll. privata, Napoli


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