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ASTA N.138

lotto 50

  • Toma Gioacchino (Galatina,LE 1836 - Napoli 1891)
    Assorta
    olio su tela, cm 64x52
    firmato in basso a sinistra: G. Toma

    Formatosi per lo più come autodidatta, pochissimi sono i contatti documentati fra Giacchino Toma ed il mondo della napoletana Accademia d’arte (la principale, si ricordi, nel meridione ottocentesco), cosicché l’artista si trovò coinvolto senza solidi punti di riferimento negli “scontri” che videro opporsi prima tradizioni pittoriche e nuove poetiche del vero, poi all’interno di quest’ultime (entro certi limiti) le due fazioni facenti capo a Domenico Morelli e Filippo Palizzi, i due grandi protagonisti della succitata rivoluzione artistica partenopea: il Toma insomma s’avvicinò con le opere sue realizzate a Napoli vuoi all’uno vuoi all’altro di questi due pittori, con esiti di mutevole valore. Il primo successo tomiano fu probabilmente ‘Un esame rigoroso del Santo Uffizio’ alla Promotrice del 1864, un’opera di chiara impronta morelliana che, come si è detto, incontrò un tale favore da essere inviata tre anni dopo all’Universale di Parigi; sfogliando tuttavia il memoriale di Toma (fonte principale per conoscere la sua vita e comprendere la sua arte) può leggersi come le molte lodi ricevute sortirono un effetto contrario a quanto ci si aspetterebbe, rendendo cioè l’artista conscio delle proprie lacune estetiche e più generalmente culturali e spingendolo pertanto ad un periodo di sfrenate letture: queste condussero con ogni probabilità Gioacchino ad interessarsi alla Rivoluzione Napoletana del 1799 ed in particolare al soggetto delle «signore del ‘99», tema che lo impegnerà (con una profonda crisi di mezzo) per circa dieci anni. L’opera proposta potrebbe ascriversi fra questi soggetti o almeno ne risulta profondamente influenzata, considerate ad esempio le molteplici somiglianze (l’impostazione della protagonista, la cuffia candida, l’ambientazione che dai pur vaghi colori appare essere in un interno, che Toma preferiva) con la celebre ‘Luisa Sanfelice in carcere’; come in quest’ultimo capolavoro inoltre l’interesse principale dell’autore qui risiede nell’approfondita indagine psicologica e nella sua fedele trasposizione su tela (cosicché la tragica vicenda della celebre rivoluzionaria partenopea finiva per consistere più che altro in un mero pretesto e nulla più). Se già tramite la Sanfelice risulta possibile risalire indirettamente ad ulteriori modelli all’interno della produzione di Domenico Morelli (come poi abbiamo più sopra sottolineato), di quest’ultimo varrebbe la pena accostare all’opera in asta la varia serie di odalische, in parte per lo stile cromatico che esalta gli sgargianti toni di bianco sui vari colori terrei ma soprattutto per il vago erotismo voyeuristico che effonde da tutte queste opere. Seguendo questa pista nuovi, illustri precedenti del Toma potrebbero ancora ritrovarsi nella lunga e celeberrima serie di figure femminili ignude dipinte da Francesco Hayez già fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo: si ricordino la “Rebecca”, la “Ruth” e la “Tamar di Giuda”; Hayez tuttavia, probabilmente per una più stretta adesione ai valori del passato più o meno prossimo, valori tanto estetici che morali, non permeò mai le sue tele d’una seduzione altrettanto carica, ed anzi in qualche modo frenò la stessa trasfigurando il nudo in episodi biblici con le rispettive eroine, archetipi indiscutibili di purezza e onestà.

Stima €9000 - €15000
Informazione asta 13/04/2019 18:00