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ASTA N. 128

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  • Lot 31  

    Fergola Salvatore

    Fergola Salvatore Fergola Salvatore ( Napoli 1799- 1874)
    Festa a Vienna
    seppia su carta, cm 18x24
    a tergo iscritto: Vienna Fecit 834 ...
    STIMA:
    min € 500 - max € 1000
  • Lot 32  

    Carelli Gonsalvo

    Carelli Gonsalvo Carelli Gonsalvo (Napoli 1818 - 1900)
    Palazzo Donn'Anna
    olio su tavola, cm 25x40
    firmato e iscritto in basso a destra: C. Carelli Napoli
    STIMA:
    min € 3500 - max € 5500
  • Lot 33  

    Gigante Ercole

    Gigante Ercole Gigante Ercole (Napoli 1815 - 1860)
    La villa comunale
    olio su carta rip. su cartone, cm 14x18
    firmato in basso a sinistra: Ercole Gigante
    STIMA:
    min € 2800 - max € 4200
  • Lot 34  

    Mattej Pasquale

    Mattej Pasquale Mattej Pasquale (Formia 1813 - Napoli 1879) Benedizione di Pio IX al popolo napoletano
    tempera su carta, cm 21x31
    firmato e iscritto in basso a sinistra sul secondo gradino: Mattej Napoli
    a tergo datato e iscritto: 1849 Benedizione di Pio IX al popolo napoletano

    Esposizioni: Napoli, 2010
    Bibliografia: R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 229

    Una folla festosa è accorsa, a mezzogiorno del 16 settembre 1849, nel grande slargo dinnanzi Palazzo Reale, oggi Piazza del Plebiscito, per ricevere la benedizione di Papa Pio IX (Stanislao d’Aloe, Diario del soggiorno in Napoli di Sua Santità Pio IX, Roma 1850).
    Sbarcato, in seguito all’esilio da Roma, al porto del Granatello l’8 settembre (come ricorda un altro dipinto del Mattej, Lo sbarco di Pio IX al Granatello di Portici, conservato nel Museo di San Martino), il Papa fu accolto nel Regno delle
    Due Sicilie ed ospitato presso la Reggia di Portici.
    La benedizione, alla quale presero parte tantissime persone di ogni ceto sociale, fu turbata dallo scoppio di una bomba fatta esplodere da un cospiratore che tuttavia non provocò alcun danno.
    L’evento, ripreso da altri artisti come Vervloet e Vespa, dovette suscitare particolare interesse anche per l’accoglienza che Ferdinando di Borbone riservò al pontefice in fuga da Roma. Ferdinando infatti, mentre aveva preso le distanze dalla politica papale nei primi anni del suo regno, sostenne pubblicamente la causa di Pio IX, lo accolse con calore e gli
    offrì ospitalità nel Palazzo Reale di Portici, instaurando in seguito con il pontefice un’intensa corrispondenza in ricordo del soggiorno napoletano.
    Al di là dell’importante episodio celebrativo, qui Mattej riesce a raffigurare una composizione ben costruita su una scelta prospettica che gli
    ermettere di definire con molta attenzione ogni singolo edificio e monumento del Largo di Palazzo, circoscritto definitivamente dagli edifici moderni del Palazzo Salerno, della Real foresteria e dal colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, dando vita ad una raffigurazione architettonicamente ben articolata che aggiorna la precedente veduta settecentesca di Gaspar Wan Vittel.
    Il brulicante insieme di piccole figurine che anima la piazza è reso con tocchi di colore e luce che restituiscono, con vivacità cromatica, l’immagine del popolo festante, rischiarato da una calda e rosea luce che mette in evidenza ogni minimo particolare.
    Dedicatosi al filone della cronaca storica, che ne caratterizza la produzione degli anni napoletani tra il 1849 al 1859 circa, e che lo distingue degli artisti della scuola di Posillipo, Pasquale Mattej fu pittore, critico e storiografo: formazione e
    attività artistica che risultavano più affini alla tradizione tardo-settecentesca, piuttosto che all’orientamento generale degli artisti del suo tempo (Martorelli in Pasquale Mattej (1813-1879), Gaeta 1979, p. 20). Dello stesso soggetto si conosce
    un’altra versione in un dipinto di collezione privata (cfr. Massimo Pisani in Civiltà
    ell’Ottocento, Le arti a Napoli dai Borbone ai Savoia, Le arti figurative, [Napoli, Museo di Capodimonte, Caserta, Palazzo Reale, 25 ottobre 1997 - 26 aprile 1998], catalogo della mostra a cura di Nicola Spinosa, Napoli 1997, p.492), probabilmente un bozzetto che mostra delle leggere differenze nella raffigurazione della folla antistante il palazzo.
    STIMA:
    min € 4000 - max € 8000
  • Lot 35  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele attrib.(Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    Paesaggio
    olio su tela, cm 37x50,5
    STIMA:
    min € 1800 - max € 3200
  • Lot 36  

    Carelli Gonsalvo

    Carelli Gonsalvo Carelli Gonsalvo (Napoli 1818 - 1900)
    Marina con pescatori
    olio su tela, cm 64,5x39
    firmato e iscritto in basso a sinistra: G. Carelli Procida Ischia
    STIMA:
    min € 3500 - max € 5500
  • Lot 37  

    Fergola Salvatore

    Fergola Salvatore Fergola Salvatore (Napoli 1799 - 1874)
    Il Ferdinando I in navigazione lungo le coste di Marsiglia
    olio su tela, cm 41x65 firmato in basso a destra: S. Fergola

    Negli ultimi anni di dominio di Ferdinando I di Borbone il Regno delle Due Sicilie s’arricchì, fra le molte innovazioni
    tecnico-scientifiche, anche dell’adozione della propulsione a vapore nella navigazione. Abbiamo in sostanza notizie
    di due battelli a vapore in possesso, l’uno dopo l’altro, della Corona borbonica: il Ferdinando I, costruito nei cantieri
    partenopei e varato nel 1818, ed il Real Ferdinando, acquistato dai Britannici e giunto a Napoli fra il 1823 e l’anno seguente.
    La presenza nell’opera proposta di una imbarcazione francese (a giudicare dal vessillo) permetterebbe di identificare il battello borbonico rappresentato con il Ferdinando I, che sappiamo compì un unico viaggio verso Marsiglia (il Real Ferdinando invece coprì per lo più la tratta per Palermo e Messina) attirando sì molti curiosi ma incontrando difficoltà tecniche che ne causarono la subito successiva demolizione: la situazione precaria in cui parrebbe trovarsi la nave a vapore qui ritratta potrebbe pertanto confermare l’identificazione avanzata.
    STIMA:
    min € 3000 - max € 5000
  • Lot 38  

    Duclere Teodoro

    Duclere Teodoro Duclere Teodoro (Napoli 1815 - 1869)
    Abbazia di S. Renato in Sorrento
    olio su carta rip. su cartone, cm 17x22
    a tergo iscritto: Abbazia di S. Renato in Sorrento Duclere

    Ove è oggi situato in Sorrento il Cimitero di San Renato fu per alcuni secoli un omonimo ed importante monastero il cui massimo splendore va probabilmente ascritto al corso del secolo sedicesimo, sul cui finire la struttura ospitò anche la celebre penna di Torquato Tasso, il quale serbò sempre con piacere (stando alla sua corrispondenza) il ricordo del
    soggiorno sorrentino. Ad inizio Ottocento tuttavia l’ordine di Giuseppe Bonaparte di sopprimere la maggior parte delle strutture monasteriali del Regno delle due Sicilie al fine di incamerarne i beni e le rendite finì per determinare l’abbandono della secolare struttura, il cui terreno parzialmente impiegato come camposanto già in occasione del
    colera del 1837 assurse col tempo alla funzione prettamente sepolcrale con cui oggi si conosce.
    La bella torre campanaria del monastero insistette tuttavia ancora per un certo tempo sulle rovine, e fu così ritratta più volte da Teodoro Duclere; il piccolo olio proposto potrebbe dunque ascriversi alla serie di raffigurazioni che l’eminente
    membro della Scuola di Posillipo dedicò al campanile di San Renato e che oggi sono custodite nel Museo Correale in Sorrento, trascendendo allora la “semplice” (ma assai pregiata) dimensione pittorica per costituire una memoria storica delle bellezze della Campania oggi purtroppo perdute.
    STIMA:
    min € 1800 - max € 3200
  • Lot 39  

    Irolli Vincenzo

    Irolli Vincenzo Irolli Vincenzo (Napoli 1860 - 1949)
    Assorta
    olio su tela, cm 151x68
    firmato in basso a sinistra: V. Irolli
    STIMA:
    min € 6000 - max € 9000
  • Lot 40  

    Casciaro Giuseppe

    Casciaro Giuseppe Casciaro Giuseppe (Ortelle, LE 1863 - Napoli 1941)
    Luna a Ischia
    pastelli su carta, cm 49x83
    firmato e datato in basso a destra: G. Casciaro 21 Set 1907

    Nato quando andava costituendosi la Scuola di Resina, che ripudiava ogni concessione al sentimento in nome di una stretta e rigorosa aderenza al vero, Giuseppe Casciaro finì invece per ricollegarsi con la sua estetica del paesaggio a Giacinto Gigante ed alla Scuola di Posillipo, che aveva fra le sue caratteristiche principali proprio il filtro intimista adottato dagli artisti nel riportare in pittura le vedute che gli si stagliavano di fronte.
    Una peculiarità tuttavia propria del Casciaro ed assente nei posillipisti fu la preferenza per il pastello, che il nostro ammirò in Francesco Paolo Michetti nel 1885 ed allora decise di adottare, finendo col tempo per diventarne maestro indiscusso capace, lavorando direttamente con le dita le briciole di colore, di riportare sul supporto finanche le più impercettibili variazioni cromatiche e luministiche che coglieva con lo sguardo.
    STIMA:
    min € 2500 - max € 4500
  • Lot 41  

    Costantini Giuseppe

    Costantini Giuseppe Costantini Giuseppe (Nola, NA 1844 - San Paolo Belsito, NA 1894)
    Uno scherzo al nonno
    olio su tavola, cm 34x25
    firmato e datato in basso a destra: Costantini 1884

    Provenienza: Coll. De Luzio; coll. privata, Napoli

    Bibliografia: F.C.Greco - M.Picone - I.Valente, La pittura napoletana dell'Ottocento, T.PirontiEditore 1993, n° 98 - ill. a colori

    Figlio di scenografo (il quale aveva realizzato le decorazioni del teatro Verdi di Salerno), Ulisse Caputo si spostò ben presto a Napoli per avviarsi, per volere proprio del padre (e nonostante poi alcuni dissesti finanziari), agli studi
    dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida del Morelli e del Lista. L’impianto accademico venne però in breve a noia al ragazzo, che prese a frequentare piuttosto i più dinamici atelier degli artisti locali, soprattutto quello di Gaetano
    Esposito, scontroso pittore che, coniugando insieme la lezione morelliana e quella realista di Filippo Palizzi, ne aveva portato la ricerca coloristica a livelli ancora ulteriori: attenzione, questa al colore, che influenzerà il giovane Caputo per
    tutto la vita.
    Risale alla fine del secolo la decisione di trasferirsi a Parigi (al tempo centro indiscusso di tutta l’arte mondiale) probabilmente a causa della sostanziale incomprensione cui erano andate soggette le opere del Caputo alle prime esposizioni napoletane (ma anche milanesi) cui egli prese parte. La Ville Lumière fu davvero la svolta per l’artista, che ivi incontrò la sua futura sposa, figlia di Angelo Sommaruga (noto protettore di D’Annunzio), aprendosi così le porte dei circoli intellettuali parigini più esclusivi nonché di quel sistema espositivo dei Salon in cui si succedettero molti
    quadri dell’artista salernitano, tanto apprezzati da finire finanche nei salotti di re ed imperatori (dopo aver conseguito svariati premi).
    Il successo di queste tele si deve tuttavia anche all’amore incondizionato che il Caputo sempre trasmise nel rappresentare i soggetti della maggior parte di esse, quelli legati cioè al teatro ed alla musica, interesse certamente sviluppato sin dalla
    più tenera età al seguito del padre. Tutto di quel mondo egli amò: le architetture e le decorazioni, le luci, il rapporto del pubblico con la ribalta e le ricche mise delle dame ingioiellate alle soirée.
    Questa grande passione di Caputo va tenuta presente anche nell’ammirare questa Inglesina: come è stato giustamente osservato, infatti, ogni quadro dell’autore può essere concepito come proiezione teatrale pur non rappresentandone espressamente gli scenari, e a ben vedere l’affascinante donna raffigurata è abbigliata davvero come se fosse prossima a recarsi alla volta del suo palchetto favorito, non prima però di aver completato quegli ultimi preparativi che danno occasione a Caputo per sbizzarrire la sua raffinata fantasia in tutta una serie di dettagli magistralmente riportati su tela,
    dal piccolo servizio da tè personale alle
    meravigliose collane che tridimensionalmente emergono dall’opera grazie a ricercate pennellate particolarmente materiche, fino alla misteriosa mascherina nera che ha dato nel tempo un titolo
    alternativo al quadro.
    Ad una prolungata osservazione dell’opera si comprende tuttavia come ancor più protagonista della bella damina sia qui quel colore che dall’arrivo a Parigi s’era vivacemente liberato e schiarito (sotto le influenze impressionistiche ormai imperanti) e la cui preziosistica ricerca (che, non smetteremo mai di sottolineare, sempre impegnò il Caputo) non
    fu mai volta esclusivamente alla piacevolezza visiva ma anzi ad audaci dissonanze luministiche (come già al tempo osservò il critico Pica) e appunto cromatiche (di cui L’inglesina è evidentemente felicissimo e significativo esemplare) che permisero all’artista di divincolarsi dai limiti imposti dalla semplice pittura di genere e di elevarsi indubbiamente al di sopra di essi.
    STIMA:
    min € 7000 - max € 13000
  • Lot 42  

    Scoppetta Pietro

    Scoppetta Pietro Scoppetta Pietro (Amalfi, SA 1863 - Napoli 1920) Nel chiostro olio su tela, cm 50x37 a tergo tracce di cartigli espositivi e iscrizione : Scoppetta Pietro 30-7-43
    STIMA:
    min € 2200 - max € 3800
  • Lot 43  

    Issupoff Alessio

    Issupoff Alessio Issupoff Alessio (Viatka, Russia 1889 - Roma 1957) Bivacco russo olio su tavola, cm 30x50 firmato in basso a sinistra: Alessio Issupoff Provenienza: Collezione Guido Della Martora, Napoli
    STIMA:
    min € 3000 - max € 4000
  • Lot 44  

    Caputo Ulisse

    Caputo Ulisse Caputo Ulisse (Salerno 1872 - Parigi 1948) L'inglesina olio su tela cm 86,5x65 firmato e datato in basso a sinistra: U.Caputo 1911 Provenienza: Coll. privata, Roma Esposizioni:New York, 1993 Bibliografia: Catalogo Sotheby’s, 20 Gennaio 1993 New York, pag. 139
    STIMA:
    min € 6000 - max € 13000
  • Lot 45  

    Irolli Vincenzo

    Irolli Vincenzo Irolli Vincenzo (Napoli 1860 - 1949)
    La mora
    olio su tela, cm 54x28
    firmato in basso a sinistra: V. Irolli

    La produzione di Vincenzo Irolli godette come è noto di alterna fama fra l’estero, che presto e sempre celebrò il talento dell’artista accostandolo talvolta a grandi nomi internazionali (come Édouard Manet), e l’Italia, che assai tardò paradossalmente a riconoscere i meriti di un artista cui aveva dato i natali, cominciando a dargli il dovuto spazio,
    dopo anni di aspri giudizi nei suoi confronti, solo a partire dal terzo decennio del Novecento. La critica italiana guardò probabilmente, più che ai capolavori di maggior impegno dell’artista, alla grossa mole di opere che quest’ultimo realizzò con fare più rapido ed all’insegna di una più semplice piacevolezza col fine di una sicura vendita, costretto com’era a provvedere da solo ai bisogni economici della sua vasta famiglia.
    L’opera proposta mostra un soggetto infantile tipicamente caro all’autore (forse uno dei motivi che ne ha causato un frequente paragone con Antonio Mancini) e ricorrente in questo caso particolare in altre sue opere (ad esempio ‘La bambola’, in collezione privata). Alla resa sintetica della veste e del vago motivo a fantasia dello sfondo, nonché
    dell’imponente massa scura di capelli, fa da contraltare un viso che pur nella sua realizzazione per macchie di colore non rinuncia alla più precisa definizione dei tratti somatici, né alla resa sapiente degli effetti chiaroscurali e delle
    variazioni di luce
    STIMA:
    min € 4000 - max € 7000
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Page 3 of 5. Total elemets 68
  • Lotto 31  

    Fergola Salvatore

    Fergola Salvatore ( Napoli 1799- 1874)
    Festa a Vienna
    seppia su carta, cm 18x24
    a tergo iscritto: Vienna Fecit 834 ...
    STIMA min € 500 - max € 1000

    Lot 31  

    Fergola Salvatore

    Fergola Salvatore Fergola Salvatore ( Napoli 1799- 1874)
    Festa a Vienna
    seppia su carta, cm 18x24
    a tergo iscritto: Vienna Fecit 834 ...


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  • Lotto 32  

    Carelli Gonsalvo

    Carelli Gonsalvo (Napoli 1818 - 1900)
    Palazzo Donn'Anna
    olio su tavola, cm 25x40
    firmato e iscritto in basso a destra: C. Carelli Napoli
    STIMA min € 3500 - max € 5500

    Lot 32  

    Carelli Gonsalvo

    Carelli Gonsalvo Carelli Gonsalvo (Napoli 1818 - 1900)
    Palazzo Donn'Anna
    olio su tavola, cm 25x40
    firmato e iscritto in basso a destra: C. Carelli Napoli


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  • Lotto 33  

    Gigante Ercole

    Gigante Ercole (Napoli 1815 - 1860)
    La villa comunale
    olio su carta rip. su cartone, cm 14x18
    firmato in basso a sinistra: Ercole Gigante
    STIMA min € 2800 - max € 4200

    Lot 33  

    Gigante Ercole

    Gigante Ercole Gigante Ercole (Napoli 1815 - 1860)
    La villa comunale
    olio su carta rip. su cartone, cm 14x18
    firmato in basso a sinistra: Ercole Gigante


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  • Lotto 34  

    Mattej Pasquale

    Mattej Pasquale (Formia 1813 - Napoli 1879) Benedizione di Pio IX al popolo napoletano
    tempera su carta, cm 21x31
    firmato e iscritto in basso a sinistra sul secondo gradino: Mattej Napoli
    a tergo datato e iscritto: 1849 Benedizione di Pio IX al popolo napoletano

    Esposizioni: Napoli, 2010
    Bibliografia: R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 229

    Una folla festosa è accorsa, a mezzogiorno del 16 settembre 1849, nel grande slargo dinnanzi Palazzo Reale, oggi Piazza del Plebiscito, per ricevere la benedizione di Papa Pio IX (Stanislao d’Aloe, Diario del soggiorno in Napoli di Sua Santità Pio IX, Roma 1850).
    Sbarcato, in seguito all’esilio da Roma, al porto del Granatello l’8 settembre (come ricorda un altro dipinto del Mattej, Lo sbarco di Pio IX al Granatello di Portici, conservato nel Museo di San Martino), il Papa fu accolto nel Regno delle
    Due Sicilie ed ospitato presso la Reggia di Portici.
    La benedizione, alla quale presero parte tantissime persone di ogni ceto sociale, fu turbata dallo scoppio di una bomba fatta esplodere da un cospiratore che tuttavia non provocò alcun danno.
    L’evento, ripreso da altri artisti come Vervloet e Vespa, dovette suscitare particolare interesse anche per l’accoglienza che Ferdinando di Borbone riservò al pontefice in fuga da Roma. Ferdinando infatti, mentre aveva preso le distanze dalla politica papale nei primi anni del suo regno, sostenne pubblicamente la causa di Pio IX, lo accolse con calore e gli
    offrì ospitalità nel Palazzo Reale di Portici, instaurando in seguito con il pontefice un’intensa corrispondenza in ricordo del soggiorno napoletano.
    Al di là dell’importante episodio celebrativo, qui Mattej riesce a raffigurare una composizione ben costruita su una scelta prospettica che gli
    ermettere di definire con molta attenzione ogni singolo edificio e monumento del Largo di Palazzo, circoscritto definitivamente dagli edifici moderni del Palazzo Salerno, della Real foresteria e dal colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, dando vita ad una raffigurazione architettonicamente ben articolata che aggiorna la precedente veduta settecentesca di Gaspar Wan Vittel.
    Il brulicante insieme di piccole figurine che anima la piazza è reso con tocchi di colore e luce che restituiscono, con vivacità cromatica, l’immagine del popolo festante, rischiarato da una calda e rosea luce che mette in evidenza ogni minimo particolare.
    Dedicatosi al filone della cronaca storica, che ne caratterizza la produzione degli anni napoletani tra il 1849 al 1859 circa, e che lo distingue degli artisti della scuola di Posillipo, Pasquale Mattej fu pittore, critico e storiografo: formazione e
    attività artistica che risultavano più affini alla tradizione tardo-settecentesca, piuttosto che all’orientamento generale degli artisti del suo tempo (Martorelli in Pasquale Mattej (1813-1879), Gaeta 1979, p. 20). Dello stesso soggetto si conosce
    un’altra versione in un dipinto di collezione privata (cfr. Massimo Pisani in Civiltà
    ell’Ottocento, Le arti a Napoli dai Borbone ai Savoia, Le arti figurative, [Napoli, Museo di Capodimonte, Caserta, Palazzo Reale, 25 ottobre 1997 - 26 aprile 1998], catalogo della mostra a cura di Nicola Spinosa, Napoli 1997, p.492), probabilmente un bozzetto che mostra delle leggere differenze nella raffigurazione della folla antistante il palazzo.
    STIMA min € 4000 - max € 8000

    Lot 34  

    Mattej Pasquale

    Mattej Pasquale Mattej Pasquale (Formia 1813 - Napoli 1879) Benedizione di Pio IX al popolo napoletano
    tempera su carta, cm 21x31
    firmato e iscritto in basso a sinistra sul secondo gradino: Mattej Napoli
    a tergo datato e iscritto: 1849 Benedizione di Pio IX al popolo napoletano

    Esposizioni: Napoli, 2010
    Bibliografia: R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 229

    Una folla festosa è accorsa, a mezzogiorno del 16 settembre 1849, nel grande slargo dinnanzi Palazzo Reale, oggi Piazza del Plebiscito, per ricevere la benedizione di Papa Pio IX (Stanislao d’Aloe, Diario del soggiorno in Napoli di Sua Santità Pio IX, Roma 1850).
    Sbarcato, in seguito all’esilio da Roma, al porto del Granatello l’8 settembre (come ricorda un altro dipinto del Mattej, Lo sbarco di Pio IX al Granatello di Portici, conservato nel Museo di San Martino), il Papa fu accolto nel Regno delle
    Due Sicilie ed ospitato presso la Reggia di Portici.
    La benedizione, alla quale presero parte tantissime persone di ogni ceto sociale, fu turbata dallo scoppio di una bomba fatta esplodere da un cospiratore che tuttavia non provocò alcun danno.
    L’evento, ripreso da altri artisti come Vervloet e Vespa, dovette suscitare particolare interesse anche per l’accoglienza che Ferdinando di Borbone riservò al pontefice in fuga da Roma. Ferdinando infatti, mentre aveva preso le distanze dalla politica papale nei primi anni del suo regno, sostenne pubblicamente la causa di Pio IX, lo accolse con calore e gli
    offrì ospitalità nel Palazzo Reale di Portici, instaurando in seguito con il pontefice un’intensa corrispondenza in ricordo del soggiorno napoletano.
    Al di là dell’importante episodio celebrativo, qui Mattej riesce a raffigurare una composizione ben costruita su una scelta prospettica che gli
    ermettere di definire con molta attenzione ogni singolo edificio e monumento del Largo di Palazzo, circoscritto definitivamente dagli edifici moderni del Palazzo Salerno, della Real foresteria e dal colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, dando vita ad una raffigurazione architettonicamente ben articolata che aggiorna la precedente veduta settecentesca di Gaspar Wan Vittel.
    Il brulicante insieme di piccole figurine che anima la piazza è reso con tocchi di colore e luce che restituiscono, con vivacità cromatica, l’immagine del popolo festante, rischiarato da una calda e rosea luce che mette in evidenza ogni minimo particolare.
    Dedicatosi al filone della cronaca storica, che ne caratterizza la produzione degli anni napoletani tra il 1849 al 1859 circa, e che lo distingue degli artisti della scuola di Posillipo, Pasquale Mattej fu pittore, critico e storiografo: formazione e
    attività artistica che risultavano più affini alla tradizione tardo-settecentesca, piuttosto che all’orientamento generale degli artisti del suo tempo (Martorelli in Pasquale Mattej (1813-1879), Gaeta 1979, p. 20). Dello stesso soggetto si conosce
    un’altra versione in un dipinto di collezione privata (cfr. Massimo Pisani in Civiltà
    ell’Ottocento, Le arti a Napoli dai Borbone ai Savoia, Le arti figurative, [Napoli, Museo di Capodimonte, Caserta, Palazzo Reale, 25 ottobre 1997 - 26 aprile 1998], catalogo della mostra a cura di Nicola Spinosa, Napoli 1997, p.492), probabilmente un bozzetto che mostra delle leggere differenze nella raffigurazione della folla antistante il palazzo.


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  • Lotto 35  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele attrib.(Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    Paesaggio
    olio su tela, cm 37x50,5
    STIMA min € 1800 - max € 3200

    Lot 35  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele attrib.(Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    Paesaggio
    olio su tela, cm 37x50,5


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  • Lotto 36  

    Carelli Gonsalvo

    Carelli Gonsalvo (Napoli 1818 - 1900)
    Marina con pescatori
    olio su tela, cm 64,5x39
    firmato e iscritto in basso a sinistra: G. Carelli Procida Ischia
    STIMA min € 3500 - max € 5500

    Lot 36  

    Carelli Gonsalvo

    Carelli Gonsalvo Carelli Gonsalvo (Napoli 1818 - 1900)
    Marina con pescatori
    olio su tela, cm 64,5x39
    firmato e iscritto in basso a sinistra: G. Carelli Procida Ischia


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  • Lotto 37  

    Fergola Salvatore

    Fergola Salvatore (Napoli 1799 - 1874)
    Il Ferdinando I in navigazione lungo le coste di Marsiglia
    olio su tela, cm 41x65 firmato in basso a destra: S. Fergola

    Negli ultimi anni di dominio di Ferdinando I di Borbone il Regno delle Due Sicilie s’arricchì, fra le molte innovazioni
    tecnico-scientifiche, anche dell’adozione della propulsione a vapore nella navigazione. Abbiamo in sostanza notizie
    di due battelli a vapore in possesso, l’uno dopo l’altro, della Corona borbonica: il Ferdinando I, costruito nei cantieri
    partenopei e varato nel 1818, ed il Real Ferdinando, acquistato dai Britannici e giunto a Napoli fra il 1823 e l’anno seguente.
    La presenza nell’opera proposta di una imbarcazione francese (a giudicare dal vessillo) permetterebbe di identificare il battello borbonico rappresentato con il Ferdinando I, che sappiamo compì un unico viaggio verso Marsiglia (il Real Ferdinando invece coprì per lo più la tratta per Palermo e Messina) attirando sì molti curiosi ma incontrando difficoltà tecniche che ne causarono la subito successiva demolizione: la situazione precaria in cui parrebbe trovarsi la nave a vapore qui ritratta potrebbe pertanto confermare l’identificazione avanzata.
    STIMA min € 3000 - max € 5000

    Lot 37  

    Fergola Salvatore

    Fergola Salvatore Fergola Salvatore (Napoli 1799 - 1874)
    Il Ferdinando I in navigazione lungo le coste di Marsiglia
    olio su tela, cm 41x65 firmato in basso a destra: S. Fergola

    Negli ultimi anni di dominio di Ferdinando I di Borbone il Regno delle Due Sicilie s’arricchì, fra le molte innovazioni
    tecnico-scientifiche, anche dell’adozione della propulsione a vapore nella navigazione. Abbiamo in sostanza notizie
    di due battelli a vapore in possesso, l’uno dopo l’altro, della Corona borbonica: il Ferdinando I, costruito nei cantieri
    partenopei e varato nel 1818, ed il Real Ferdinando, acquistato dai Britannici e giunto a Napoli fra il 1823 e l’anno seguente.
    La presenza nell’opera proposta di una imbarcazione francese (a giudicare dal vessillo) permetterebbe di identificare il battello borbonico rappresentato con il Ferdinando I, che sappiamo compì un unico viaggio verso Marsiglia (il Real Ferdinando invece coprì per lo più la tratta per Palermo e Messina) attirando sì molti curiosi ma incontrando difficoltà tecniche che ne causarono la subito successiva demolizione: la situazione precaria in cui parrebbe trovarsi la nave a vapore qui ritratta potrebbe pertanto confermare l’identificazione avanzata.


    1 offerte pre-asta Detail
  • Lotto 38  

    Duclere Teodoro

    Duclere Teodoro (Napoli 1815 - 1869)
    Abbazia di S. Renato in Sorrento
    olio su carta rip. su cartone, cm 17x22
    a tergo iscritto: Abbazia di S. Renato in Sorrento Duclere

    Ove è oggi situato in Sorrento il Cimitero di San Renato fu per alcuni secoli un omonimo ed importante monastero il cui massimo splendore va probabilmente ascritto al corso del secolo sedicesimo, sul cui finire la struttura ospitò anche la celebre penna di Torquato Tasso, il quale serbò sempre con piacere (stando alla sua corrispondenza) il ricordo del
    soggiorno sorrentino. Ad inizio Ottocento tuttavia l’ordine di Giuseppe Bonaparte di sopprimere la maggior parte delle strutture monasteriali del Regno delle due Sicilie al fine di incamerarne i beni e le rendite finì per determinare l’abbandono della secolare struttura, il cui terreno parzialmente impiegato come camposanto già in occasione del
    colera del 1837 assurse col tempo alla funzione prettamente sepolcrale con cui oggi si conosce.
    La bella torre campanaria del monastero insistette tuttavia ancora per un certo tempo sulle rovine, e fu così ritratta più volte da Teodoro Duclere; il piccolo olio proposto potrebbe dunque ascriversi alla serie di raffigurazioni che l’eminente
    membro della Scuola di Posillipo dedicò al campanile di San Renato e che oggi sono custodite nel Museo Correale in Sorrento, trascendendo allora la “semplice” (ma assai pregiata) dimensione pittorica per costituire una memoria storica delle bellezze della Campania oggi purtroppo perdute.
    STIMA min € 1800 - max € 3200

    Lot 38  

    Duclere Teodoro

    Duclere Teodoro Duclere Teodoro (Napoli 1815 - 1869)
    Abbazia di S. Renato in Sorrento
    olio su carta rip. su cartone, cm 17x22
    a tergo iscritto: Abbazia di S. Renato in Sorrento Duclere

    Ove è oggi situato in Sorrento il Cimitero di San Renato fu per alcuni secoli un omonimo ed importante monastero il cui massimo splendore va probabilmente ascritto al corso del secolo sedicesimo, sul cui finire la struttura ospitò anche la celebre penna di Torquato Tasso, il quale serbò sempre con piacere (stando alla sua corrispondenza) il ricordo del
    soggiorno sorrentino. Ad inizio Ottocento tuttavia l’ordine di Giuseppe Bonaparte di sopprimere la maggior parte delle strutture monasteriali del Regno delle due Sicilie al fine di incamerarne i beni e le rendite finì per determinare l’abbandono della secolare struttura, il cui terreno parzialmente impiegato come camposanto già in occasione del
    colera del 1837 assurse col tempo alla funzione prettamente sepolcrale con cui oggi si conosce.
    La bella torre campanaria del monastero insistette tuttavia ancora per un certo tempo sulle rovine, e fu così ritratta più volte da Teodoro Duclere; il piccolo olio proposto potrebbe dunque ascriversi alla serie di raffigurazioni che l’eminente
    membro della Scuola di Posillipo dedicò al campanile di San Renato e che oggi sono custodite nel Museo Correale in Sorrento, trascendendo allora la “semplice” (ma assai pregiata) dimensione pittorica per costituire una memoria storica delle bellezze della Campania oggi purtroppo perdute.


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  • Lotto 39  

    Irolli Vincenzo

    Irolli Vincenzo (Napoli 1860 - 1949)
    Assorta
    olio su tela, cm 151x68
    firmato in basso a sinistra: V. Irolli
    STIMA min € 6000 - max € 9000

    Lot 39  

    Irolli Vincenzo

    Irolli Vincenzo Irolli Vincenzo (Napoli 1860 - 1949)
    Assorta
    olio su tela, cm 151x68
    firmato in basso a sinistra: V. Irolli


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  • Lotto 40  

    Casciaro Giuseppe

    Casciaro Giuseppe (Ortelle, LE 1863 - Napoli 1941)
    Luna a Ischia
    pastelli su carta, cm 49x83
    firmato e datato in basso a destra: G. Casciaro 21 Set 1907

    Nato quando andava costituendosi la Scuola di Resina, che ripudiava ogni concessione al sentimento in nome di una stretta e rigorosa aderenza al vero, Giuseppe Casciaro finì invece per ricollegarsi con la sua estetica del paesaggio a Giacinto Gigante ed alla Scuola di Posillipo, che aveva fra le sue caratteristiche principali proprio il filtro intimista adottato dagli artisti nel riportare in pittura le vedute che gli si stagliavano di fronte.
    Una peculiarità tuttavia propria del Casciaro ed assente nei posillipisti fu la preferenza per il pastello, che il nostro ammirò in Francesco Paolo Michetti nel 1885 ed allora decise di adottare, finendo col tempo per diventarne maestro indiscusso capace, lavorando direttamente con le dita le briciole di colore, di riportare sul supporto finanche le più impercettibili variazioni cromatiche e luministiche che coglieva con lo sguardo.
    STIMA min € 2500 - max € 4500

    Lot 40  

    Casciaro Giuseppe

    Casciaro Giuseppe Casciaro Giuseppe (Ortelle, LE 1863 - Napoli 1941)
    Luna a Ischia
    pastelli su carta, cm 49x83
    firmato e datato in basso a destra: G. Casciaro 21 Set 1907

    Nato quando andava costituendosi la Scuola di Resina, che ripudiava ogni concessione al sentimento in nome di una stretta e rigorosa aderenza al vero, Giuseppe Casciaro finì invece per ricollegarsi con la sua estetica del paesaggio a Giacinto Gigante ed alla Scuola di Posillipo, che aveva fra le sue caratteristiche principali proprio il filtro intimista adottato dagli artisti nel riportare in pittura le vedute che gli si stagliavano di fronte.
    Una peculiarità tuttavia propria del Casciaro ed assente nei posillipisti fu la preferenza per il pastello, che il nostro ammirò in Francesco Paolo Michetti nel 1885 ed allora decise di adottare, finendo col tempo per diventarne maestro indiscusso capace, lavorando direttamente con le dita le briciole di colore, di riportare sul supporto finanche le più impercettibili variazioni cromatiche e luministiche che coglieva con lo sguardo.


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  • Lotto 41  

    Costantini Giuseppe

    Costantini Giuseppe (Nola, NA 1844 - San Paolo Belsito, NA 1894)
    Uno scherzo al nonno
    olio su tavola, cm 34x25
    firmato e datato in basso a destra: Costantini 1884

    Provenienza: Coll. De Luzio; coll. privata, Napoli

    Bibliografia: F.C.Greco - M.Picone - I.Valente, La pittura napoletana dell'Ottocento, T.PirontiEditore 1993, n° 98 - ill. a colori

    Figlio di scenografo (il quale aveva realizzato le decorazioni del teatro Verdi di Salerno), Ulisse Caputo si spostò ben presto a Napoli per avviarsi, per volere proprio del padre (e nonostante poi alcuni dissesti finanziari), agli studi
    dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida del Morelli e del Lista. L’impianto accademico venne però in breve a noia al ragazzo, che prese a frequentare piuttosto i più dinamici atelier degli artisti locali, soprattutto quello di Gaetano
    Esposito, scontroso pittore che, coniugando insieme la lezione morelliana e quella realista di Filippo Palizzi, ne aveva portato la ricerca coloristica a livelli ancora ulteriori: attenzione, questa al colore, che influenzerà il giovane Caputo per
    tutto la vita.
    Risale alla fine del secolo la decisione di trasferirsi a Parigi (al tempo centro indiscusso di tutta l’arte mondiale) probabilmente a causa della sostanziale incomprensione cui erano andate soggette le opere del Caputo alle prime esposizioni napoletane (ma anche milanesi) cui egli prese parte. La Ville Lumière fu davvero la svolta per l’artista, che ivi incontrò la sua futura sposa, figlia di Angelo Sommaruga (noto protettore di D’Annunzio), aprendosi così le porte dei circoli intellettuali parigini più esclusivi nonché di quel sistema espositivo dei Salon in cui si succedettero molti
    quadri dell’artista salernitano, tanto apprezzati da finire finanche nei salotti di re ed imperatori (dopo aver conseguito svariati premi).
    Il successo di queste tele si deve tuttavia anche all’amore incondizionato che il Caputo sempre trasmise nel rappresentare i soggetti della maggior parte di esse, quelli legati cioè al teatro ed alla musica, interesse certamente sviluppato sin dalla
    più tenera età al seguito del padre. Tutto di quel mondo egli amò: le architetture e le decorazioni, le luci, il rapporto del pubblico con la ribalta e le ricche mise delle dame ingioiellate alle soirée.
    Questa grande passione di Caputo va tenuta presente anche nell’ammirare questa Inglesina: come è stato giustamente osservato, infatti, ogni quadro dell’autore può essere concepito come proiezione teatrale pur non rappresentandone espressamente gli scenari, e a ben vedere l’affascinante donna raffigurata è abbigliata davvero come se fosse prossima a recarsi alla volta del suo palchetto favorito, non prima però di aver completato quegli ultimi preparativi che danno occasione a Caputo per sbizzarrire la sua raffinata fantasia in tutta una serie di dettagli magistralmente riportati su tela,
    dal piccolo servizio da tè personale alle
    meravigliose collane che tridimensionalmente emergono dall’opera grazie a ricercate pennellate particolarmente materiche, fino alla misteriosa mascherina nera che ha dato nel tempo un titolo
    alternativo al quadro.
    Ad una prolungata osservazione dell’opera si comprende tuttavia come ancor più protagonista della bella damina sia qui quel colore che dall’arrivo a Parigi s’era vivacemente liberato e schiarito (sotto le influenze impressionistiche ormai imperanti) e la cui preziosistica ricerca (che, non smetteremo mai di sottolineare, sempre impegnò il Caputo) non
    fu mai volta esclusivamente alla piacevolezza visiva ma anzi ad audaci dissonanze luministiche (come già al tempo osservò il critico Pica) e appunto cromatiche (di cui L’inglesina è evidentemente felicissimo e significativo esemplare) che permisero all’artista di divincolarsi dai limiti imposti dalla semplice pittura di genere e di elevarsi indubbiamente al di sopra di essi.
    STIMA min € 7000 - max € 13000

    Lot 41  

    Costantini Giuseppe

    Costantini Giuseppe Costantini Giuseppe (Nola, NA 1844 - San Paolo Belsito, NA 1894)
    Uno scherzo al nonno
    olio su tavola, cm 34x25
    firmato e datato in basso a destra: Costantini 1884

    Provenienza: Coll. De Luzio; coll. privata, Napoli

    Bibliografia: F.C.Greco - M.Picone - I.Valente, La pittura napoletana dell'Ottocento, T.PirontiEditore 1993, n° 98 - ill. a colori

    Figlio di scenografo (il quale aveva realizzato le decorazioni del teatro Verdi di Salerno), Ulisse Caputo si spostò ben presto a Napoli per avviarsi, per volere proprio del padre (e nonostante poi alcuni dissesti finanziari), agli studi
    dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida del Morelli e del Lista. L’impianto accademico venne però in breve a noia al ragazzo, che prese a frequentare piuttosto i più dinamici atelier degli artisti locali, soprattutto quello di Gaetano
    Esposito, scontroso pittore che, coniugando insieme la lezione morelliana e quella realista di Filippo Palizzi, ne aveva portato la ricerca coloristica a livelli ancora ulteriori: attenzione, questa al colore, che influenzerà il giovane Caputo per
    tutto la vita.
    Risale alla fine del secolo la decisione di trasferirsi a Parigi (al tempo centro indiscusso di tutta l’arte mondiale) probabilmente a causa della sostanziale incomprensione cui erano andate soggette le opere del Caputo alle prime esposizioni napoletane (ma anche milanesi) cui egli prese parte. La Ville Lumière fu davvero la svolta per l’artista, che ivi incontrò la sua futura sposa, figlia di Angelo Sommaruga (noto protettore di D’Annunzio), aprendosi così le porte dei circoli intellettuali parigini più esclusivi nonché di quel sistema espositivo dei Salon in cui si succedettero molti
    quadri dell’artista salernitano, tanto apprezzati da finire finanche nei salotti di re ed imperatori (dopo aver conseguito svariati premi).
    Il successo di queste tele si deve tuttavia anche all’amore incondizionato che il Caputo sempre trasmise nel rappresentare i soggetti della maggior parte di esse, quelli legati cioè al teatro ed alla musica, interesse certamente sviluppato sin dalla
    più tenera età al seguito del padre. Tutto di quel mondo egli amò: le architetture e le decorazioni, le luci, il rapporto del pubblico con la ribalta e le ricche mise delle dame ingioiellate alle soirée.
    Questa grande passione di Caputo va tenuta presente anche nell’ammirare questa Inglesina: come è stato giustamente osservato, infatti, ogni quadro dell’autore può essere concepito come proiezione teatrale pur non rappresentandone espressamente gli scenari, e a ben vedere l’affascinante donna raffigurata è abbigliata davvero come se fosse prossima a recarsi alla volta del suo palchetto favorito, non prima però di aver completato quegli ultimi preparativi che danno occasione a Caputo per sbizzarrire la sua raffinata fantasia in tutta una serie di dettagli magistralmente riportati su tela,
    dal piccolo servizio da tè personale alle
    meravigliose collane che tridimensionalmente emergono dall’opera grazie a ricercate pennellate particolarmente materiche, fino alla misteriosa mascherina nera che ha dato nel tempo un titolo
    alternativo al quadro.
    Ad una prolungata osservazione dell’opera si comprende tuttavia come ancor più protagonista della bella damina sia qui quel colore che dall’arrivo a Parigi s’era vivacemente liberato e schiarito (sotto le influenze impressionistiche ormai imperanti) e la cui preziosistica ricerca (che, non smetteremo mai di sottolineare, sempre impegnò il Caputo) non
    fu mai volta esclusivamente alla piacevolezza visiva ma anzi ad audaci dissonanze luministiche (come già al tempo osservò il critico Pica) e appunto cromatiche (di cui L’inglesina è evidentemente felicissimo e significativo esemplare) che permisero all’artista di divincolarsi dai limiti imposti dalla semplice pittura di genere e di elevarsi indubbiamente al di sopra di essi.


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  • Lotto 42  

    Scoppetta Pietro

    Scoppetta Pietro (Amalfi, SA 1863 - Napoli 1920) Nel chiostro olio su tela, cm 50x37 a tergo tracce di cartigli espositivi e iscrizione : Scoppetta Pietro 30-7-43
    STIMA min € 2200 - max € 3800

    Lot 42  

    Scoppetta Pietro

    Scoppetta Pietro Scoppetta Pietro (Amalfi, SA 1863 - Napoli 1920) Nel chiostro olio su tela, cm 50x37 a tergo tracce di cartigli espositivi e iscrizione : Scoppetta Pietro 30-7-43


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  • Lotto 43  

    Issupoff Alessio

    Issupoff Alessio (Viatka, Russia 1889 - Roma 1957) Bivacco russo olio su tavola, cm 30x50 firmato in basso a sinistra: Alessio Issupoff Provenienza: Collezione Guido Della Martora, Napoli
    STIMA min € 3000 - max € 4000

    Lot 43  

    Issupoff Alessio

    Issupoff Alessio Issupoff Alessio (Viatka, Russia 1889 - Roma 1957) Bivacco russo olio su tavola, cm 30x50 firmato in basso a sinistra: Alessio Issupoff Provenienza: Collezione Guido Della Martora, Napoli


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  • Lotto 44  

    Caputo Ulisse

    Caputo Ulisse (Salerno 1872 - Parigi 1948) L'inglesina olio su tela cm 86,5x65 firmato e datato in basso a sinistra: U.Caputo 1911 Provenienza: Coll. privata, Roma Esposizioni:New York, 1993 Bibliografia: Catalogo Sotheby’s, 20 Gennaio 1993 New York, pag. 139
    STIMA min € 6000 - max € 13000

    Lot 44  

    Caputo Ulisse

    Caputo Ulisse Caputo Ulisse (Salerno 1872 - Parigi 1948) L'inglesina olio su tela cm 86,5x65 firmato e datato in basso a sinistra: U.Caputo 1911 Provenienza: Coll. privata, Roma Esposizioni:New York, 1993 Bibliografia: Catalogo Sotheby’s, 20 Gennaio 1993 New York, pag. 139


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  • Lotto 45  

    Irolli Vincenzo

    Irolli Vincenzo (Napoli 1860 - 1949)
    La mora
    olio su tela, cm 54x28
    firmato in basso a sinistra: V. Irolli

    La produzione di Vincenzo Irolli godette come è noto di alterna fama fra l’estero, che presto e sempre celebrò il talento dell’artista accostandolo talvolta a grandi nomi internazionali (come Édouard Manet), e l’Italia, che assai tardò paradossalmente a riconoscere i meriti di un artista cui aveva dato i natali, cominciando a dargli il dovuto spazio,
    dopo anni di aspri giudizi nei suoi confronti, solo a partire dal terzo decennio del Novecento. La critica italiana guardò probabilmente, più che ai capolavori di maggior impegno dell’artista, alla grossa mole di opere che quest’ultimo realizzò con fare più rapido ed all’insegna di una più semplice piacevolezza col fine di una sicura vendita, costretto com’era a provvedere da solo ai bisogni economici della sua vasta famiglia.
    L’opera proposta mostra un soggetto infantile tipicamente caro all’autore (forse uno dei motivi che ne ha causato un frequente paragone con Antonio Mancini) e ricorrente in questo caso particolare in altre sue opere (ad esempio ‘La bambola’, in collezione privata). Alla resa sintetica della veste e del vago motivo a fantasia dello sfondo, nonché
    dell’imponente massa scura di capelli, fa da contraltare un viso che pur nella sua realizzazione per macchie di colore non rinuncia alla più precisa definizione dei tratti somatici, né alla resa sapiente degli effetti chiaroscurali e delle
    variazioni di luce
    STIMA min € 4000 - max € 7000

    Lot 45  

    Irolli Vincenzo

    Irolli Vincenzo Irolli Vincenzo (Napoli 1860 - 1949)
    La mora
    olio su tela, cm 54x28
    firmato in basso a sinistra: V. Irolli

    La produzione di Vincenzo Irolli godette come è noto di alterna fama fra l’estero, che presto e sempre celebrò il talento dell’artista accostandolo talvolta a grandi nomi internazionali (come Édouard Manet), e l’Italia, che assai tardò paradossalmente a riconoscere i meriti di un artista cui aveva dato i natali, cominciando a dargli il dovuto spazio,
    dopo anni di aspri giudizi nei suoi confronti, solo a partire dal terzo decennio del Novecento. La critica italiana guardò probabilmente, più che ai capolavori di maggior impegno dell’artista, alla grossa mole di opere che quest’ultimo realizzò con fare più rapido ed all’insegna di una più semplice piacevolezza col fine di una sicura vendita, costretto com’era a provvedere da solo ai bisogni economici della sua vasta famiglia.
    L’opera proposta mostra un soggetto infantile tipicamente caro all’autore (forse uno dei motivi che ne ha causato un frequente paragone con Antonio Mancini) e ricorrente in questo caso particolare in altre sue opere (ad esempio ‘La bambola’, in collezione privata). Alla resa sintetica della veste e del vago motivo a fantasia dello sfondo, nonché
    dell’imponente massa scura di capelli, fa da contraltare un viso che pur nella sua realizzazione per macchie di colore non rinuncia alla più precisa definizione dei tratti somatici, né alla resa sapiente degli effetti chiaroscurali e delle
    variazioni di luce


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