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ASTA ONLINE N. 150

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  • Lot 46  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876)

    Sorrento
    acquerello su carta , cm 35x50

    firmato, datato e iscritto in basso a destra: G. Gigante Sorrento 1842
    a tergo: ; cartiglio Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente Milano

    Provenienza: Coll. Vincenzo De Luca, Milano; Coll. privata, Milano; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Milano 1954 Bibliografia: Il Paesaggio italiano - Artisti Italiani e Stranieri, cat. mostra Maggio-Giugno 1954 Arti graf. E. Gualdoni, Milano 1954, pag. 178 n° cat 300, tav 2
    STIMA:
    min € 25000 - max € 35000
  • Antonio Smick Pitloo Pitloo Antonio Sminck (Arnhem 1790 - Napoli 1837)
    Abbadia della Trinità a Cava dei Tirreni
    olio su tela, cm 38×27
    firmato in basso a destra: Pitloo
    a tergo sulla tela una firma abrasa e una firma autografa: Paolo di Nola; nell’angolo della tela la sigla B.L.; Cartiglio Mostra Pitloo – Villa Pignatelli – Napoli 2004-2005 n.34

    Provenienza:Coll. Apa, Torre del Greco (NA); Coll. Polisiero, Napoli; Coll. Sarnelli, Napoli; Coll. privata, Napoli.

    Esposizioni:Napoli, 2001; Modena, 2003; Napoli, 2003; Napoli, 2004/2005; Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage Pittoresque Napoli; Milano, 2018-19.

    Bibliografia: R. Causa, Pitloo, Napoli 1956, tav. 1; R. Caputo, La pittura napoletana dell’Ottocento, Catalogo “Vittoria Colonna”, n.9, Napoli 2001, pp. 68-69; M. Ricciardi, Paesaggisti stranieri in Campania nell’Ottocento, Salerno 2002, p. 52, fig. 27; L. Martorelli (a cura di), L’Ottocento napoletano dalla veduta alla trasfigurazione del vero, Catalogo mostra Modena 2003,pp. 4-5; L. Martorelli – R. Caputo, La Pittura italiana dell’Ottocento

    Il dipinto è stato per la prima volta portato all’attenzione degli studi da Raffaello Causa, nella sua importante monografia dedicata al pittore olandese nel 1956. Nella costruzione prospettica l’opera viene tagliata da un albero, che funge da asse lievemente spostato sulla sinistra.
    L'intensità del paesaggio caratterizzato dalla macchia
    mediterranea è resa in primo piano con pennellate libere, che si sovrappongono nei verdi, nei marroni e negli ocra. L'opera si avvicina cronologicamente ad un gruppo di opere degli anni Trenta, quando il pittore olandese sembra avere scoperto la natura selvaggia e pittoresca di Cava, con il suggestivo profilo dei monti Lattari sullo sfondo, dove si evidenzia pienamente il superamento del paesaggismo analitico che aveva caratterizzato la sua prima produzione, sull'impronta del paysage classique sul quale si era formato, per cedere alla
    seduzione delle atmosfere mediterranee, senza abbandoni sentimentali, ma con una trattenuta sintesi lirica, evoluzione in cui ebbe molta importanza la conoscenza del paesaggio romantico inglese. Inoltre la natura romantica della Cava - un misto di natura scoscesa, con vegetazione
    boschiva fitta e inserzioni di edifici architettonici antichi (natura e storia) - è un luogo suggestivo di particolare richiamo per questi paesisti “integrali” come Pitloo.
    Il nostro paesaggio, in particolare, ritrae la celebre abbazia benedettina della Trinità a Cava, da una posizione di scorcio e in lontananza, quasi a voler presentare per prima cosa quell’aspetto circostante della natura “sublime” e “romantica” che accoglie e preserva l’Abbadia della Trinità, uno
    dei gioielli del Regno, meta dei pellegrinaggi dei fedeli e di numerosi viaggiatori tra Sette e Ottocento.
    L’abbazia è ricordata fin dal Medioevo, infatti, come uno dei centri religiosi e culturali più vivi dell’Italia meridionale, con la sua preziosa biblioteca che conservava rari incunaboli e codici
    miniati, contrassegnando i valori della scienza tecnologica e patristica della chiesa cattolica e, dunque, costituendo l’obiettivo esplorativo principale di numerosi artisti che si spingevano fin là.
    Siamo davanti a uno dei temi più rappresentati dai pittori della Scuola di Posillipo, da Raffaele Carelli a Giacinto Gigante a Teodoro Duclère, per non parlare dei numerosi stranieri, dal tedesco Georg Gmelin ai francesi A. Etna Michallon e Herman Delpech, all’inglese Samuel Palmer, che tra gli anni
    Venti e Trenta documentano a vario titolo un interesse preciso per Cava, visita quasi obbligata tra le numerose località del Regno delle Due Sicilie. Un esile albero, in primo piano, funge da quinta scenica principale sulla visione totale, ma è l’intensità della luce, a tratti con una dominante bruna
    e violacea, a fare da protagonista nel paesaggio, eseguito con pennellate libere e dense, sottolineando una fase dell’esperienza più matura di Pitloo, intorno agli anni Trenta. La scoperta della natura ibrida e pittoresca, con i suoi anfratti, i torrenti e le gole, avvolta da un fitto sottobosco, tipico di Cava e dintorni, non è affatto una novità per Pitloo che già prima di diventare docente alla cattedra di paesaggio presso il Real Istituto di Belle Arti a Napoli aveva al suo attivo, nell’elenco delle opere realizzate prima del 1824, ben sei dipinti raffiguranti vedute di Cava de’ Tirreni, appartenenti a personaggi di alto rango, quali il duca di Berwick, il duca di Terranova, il barone Steegragt, direttore del museo reale d’Olanda. (L. Martorelli in Romanticismo, cat. Mostra Milano, Cinisello Balsamo (MI)
    2018, pp.309-310)
    La tela è da porre in relazione cronologicamente, per formato e per tecnica, agli studi ad olio su carta rintelata conservati nella collezione del Banco di Napoli (Roma: Antoon Sminck Van Pitloo, (1791-1837). Un paesaggista olandese a Napoli: ventisette opere ritrovate, catalogo della mostra, a cura di E. Di Majo, e M. Causa Picone, Galleria Carlo Virgilio, Roma).
    STIMA:
    min € 30000 - max € 40000
  • Lot 48  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    La valle dei mulini
    olio su tela cm 86x65

    Provenienza: Coll. privata, Parigi; coll. privata, Napoli

    Bibliografia: OTTOCENTO catalogo dell'arteitaliana Ottocento Primo Novecento n° 41, Metamorfosi Ed. Milano 2012, a colori(studio)
    STIMA:
    min € 20000 - max € 30000
  • Lot 49  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    Notturno a Ischia
    olio su tela, cm 30×45
    firmato e dedicato in basso a destra: G. Smargiassi, Al mio ottimo amico m. Galli

    Provenienza:Coll. privata, Ischia; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Napoli, 2006; Lacco Ameno (Ischia), 2008; Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage PittoresqueNapoli

    Bibliografia: L. Martorelli in Ottocento e Novecento, Catalogo “Vittoria Colonna” a cura di R. Caputo, Napoli 2006, pp. 6-7; R. Caputo – G. Sarnelli (a cura di), Vedute di Ischia nell’800, Catalogo mostra Museo di Villa Arbusto, Lacco Ameno (Ischia), Napoli 2008, n. 15 p.16; R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 254; I. Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, Cat. Mostra Napoli, Cappella Palatina di Castel Nuovo 24/07-02/10/2019, La Mediterranea Edizioni, Napoli 2019, ill. a colori p. 23.

    Raccontata sin dalle antiche descrizioni di viaggiatori per la sua bellezza paesaggistica, l’immagine di Ischia assume un ruolo da protagonista nelle rappresentazioni pittoriche solo a partire dalla metà del Settecento, in relazione all’evoluzione del genere della veduta.«[...] Ischia non è soltanto la più bella, ma anche la più grande delle isole situate nei golfi contigui di Napoli e di Gaeta.
    In una parola, è il punto centrale d’un paradiso terrestre» (Tableau topographique et Historique des iles d’Ischia, de Ponza, de Vandotena, de Procida et de Nisida par un Ultramontain, Napoli 1822, p. 40, riedito da La Città del Sole 1998). Così ricorda l’isola d’Ischia Conrad Haller (o Anonimo Oltramontano), nel suo viaggio romantico per il Golfo di Napoli qualche anno prima del “Notturno” di Smargiassi che ritrae l’antico lago d’Ischia, uno dei bacini naturalidell’isola, prima dei lavori che porteranno a modificare l’insenatura naturale in un porto, nel 1853.
    Il Notturno, di forte accezione romantica, di ascendenza nordica, risente della lezione naturalistica del Pitloo, da cui deriva il carattere pittorico sintetico e abbreviato del paesaggio dal vero; le barche, i pescatori, la rustica capanna prossima alla riva, sono tangibili visioni realizzate osservando la natura dei luoghi, riconducibili a una cifra non ancora contaminata dal rigido dettato espressivo del paesaggio di composizione, della maturità artistica dell’artista abruzzese.
    La connotazione romantica del paesaggio notturno fa datare il nostro dipinto alla metà degli anni trenta, quando, in ambito europeo, sono in auge i temi storico-romantici di matrice trobadour. Per Napoli, è il celebre notturno di Beniamino de Francesco, Tasso a Sorrento, del 1833, a inaugurare la nuova stagione del paesaggio romantico, caratterizzando un momento di produzione assai felice per gli artisti napoletani che, grazie alle esposizioni borboniche, entrano nel circuito degli interessi collezionistici e di mercato internazionali.
    Almeno due dipinti documentano le escursioni del pittore abruzzese sull’isola d’Ischia, La veduta della salita del monte Epomeo in Ischia, documentata nel 1833, e la Marina d’Ischia al chiaro di luna, del 1845, oltre alla celebre Veduta presa da Ischia con contadini che vendemmiano (Napoli, Palazzo Reale) presentata alla mostra allestita in occasione del VII Congresso degli Scienziati a Napoli, nel 1845.
    STIMA:
    min € 13000 - max € 18000
  • Lot 50  

    Rebbel Josef

    Rebbel Josef Rebbel Josef (Vienna 1787 – Dresda 1828)
    Veduta della città di Vietri con vista sul Golfo di Salerno
    olio su tavola, cm 78 x 104
    a tergo timbro di antica collezione

    Provenienza: Galleria Schneider, Monaco; Collezione Georg Schäfer, Schweinfurt; Collezione privata, Nord Reno-Westfalia; Galleria Grisebach, Berlino; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Vienna, 1947; Dusseldorf, 2000; Vienna, 2015.

    Bibliografia: Casa d’aste Dorotheum, Catalogo asta n. 131, Vienna 27.05.1947, ill. p.12; H. Lischke, Josef Rebell (1787-1828). Vita e lavoro, Dissertazione Università di Innsbruck, 1956, p. 130 ill. 23; Casa d’aste Christie’s, Dipinti dalla collezione del Dott. Georg Schäfer, Catalogo asta n. 34, Düsseldorf 31.01.2000; Casa d’aste Grisebach, Catalogo asta n. 237, Berlino 03.06.2015, lotto n° 159; I. Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, Cat. Mostra Napoli, Cappella Palatina di Castel Nuovo 24/07-02/10/2019, La Mediterranea Edizioni, Napoli 2019, ill. a
    STIMA:
    min € 30000 - max € 40000
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  • Lotto 46  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876)

    Sorrento
    acquerello su carta , cm 35x50

    firmato, datato e iscritto in basso a destra: G. Gigante Sorrento 1842
    a tergo: ; cartiglio Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente Milano

    Provenienza: Coll. Vincenzo De Luca, Milano; Coll. privata, Milano; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Milano 1954 Bibliografia: Il Paesaggio italiano - Artisti Italiani e Stranieri, cat. mostra Maggio-Giugno 1954 Arti graf. E. Gualdoni, Milano 1954, pag. 178 n° cat 300, tav 2
    STIMA min € 25000 - max € 35000

    Lot 46  

    Gigante Giacinto

    Gigante Giacinto Gigante Giacinto (Napoli 1806 - 1876)

    Sorrento
    acquerello su carta , cm 35x50

    firmato, datato e iscritto in basso a destra: G. Gigante Sorrento 1842
    a tergo: ; cartiglio Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente Milano

    Provenienza: Coll. Vincenzo De Luca, Milano; Coll. privata, Milano; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Milano 1954 Bibliografia: Il Paesaggio italiano - Artisti Italiani e Stranieri, cat. mostra Maggio-Giugno 1954 Arti graf. E. Gualdoni, Milano 1954, pag. 178 n° cat 300, tav 2


    1 offerte pre-asta Detail
  • Lotto 47  

    Pitloo Antonio Smick

    Pitloo Antonio Sminck (Arnhem 1790 - Napoli 1837)
    Abbadia della Trinità a Cava dei Tirreni
    olio su tela, cm 38×27
    firmato in basso a destra: Pitloo
    a tergo sulla tela una firma abrasa e una firma autografa: Paolo di Nola; nell’angolo della tela la sigla B.L.; Cartiglio Mostra Pitloo – Villa Pignatelli – Napoli 2004-2005 n.34

    Provenienza:Coll. Apa, Torre del Greco (NA); Coll. Polisiero, Napoli; Coll. Sarnelli, Napoli; Coll. privata, Napoli.

    Esposizioni:Napoli, 2001; Modena, 2003; Napoli, 2003; Napoli, 2004/2005; Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage Pittoresque Napoli; Milano, 2018-19.

    Bibliografia: R. Causa, Pitloo, Napoli 1956, tav. 1; R. Caputo, La pittura napoletana dell’Ottocento, Catalogo “Vittoria Colonna”, n.9, Napoli 2001, pp. 68-69; M. Ricciardi, Paesaggisti stranieri in Campania nell’Ottocento, Salerno 2002, p. 52, fig. 27; L. Martorelli (a cura di), L’Ottocento napoletano dalla veduta alla trasfigurazione del vero, Catalogo mostra Modena 2003,pp. 4-5; L. Martorelli – R. Caputo, La Pittura italiana dell’Ottocento

    Il dipinto è stato per la prima volta portato all’attenzione degli studi da Raffaello Causa, nella sua importante monografia dedicata al pittore olandese nel 1956. Nella costruzione prospettica l’opera viene tagliata da un albero, che funge da asse lievemente spostato sulla sinistra.
    L'intensità del paesaggio caratterizzato dalla macchia
    mediterranea è resa in primo piano con pennellate libere, che si sovrappongono nei verdi, nei marroni e negli ocra. L'opera si avvicina cronologicamente ad un gruppo di opere degli anni Trenta, quando il pittore olandese sembra avere scoperto la natura selvaggia e pittoresca di Cava, con il suggestivo profilo dei monti Lattari sullo sfondo, dove si evidenzia pienamente il superamento del paesaggismo analitico che aveva caratterizzato la sua prima produzione, sull'impronta del paysage classique sul quale si era formato, per cedere alla
    seduzione delle atmosfere mediterranee, senza abbandoni sentimentali, ma con una trattenuta sintesi lirica, evoluzione in cui ebbe molta importanza la conoscenza del paesaggio romantico inglese. Inoltre la natura romantica della Cava - un misto di natura scoscesa, con vegetazione
    boschiva fitta e inserzioni di edifici architettonici antichi (natura e storia) - è un luogo suggestivo di particolare richiamo per questi paesisti “integrali” come Pitloo.
    Il nostro paesaggio, in particolare, ritrae la celebre abbazia benedettina della Trinità a Cava, da una posizione di scorcio e in lontananza, quasi a voler presentare per prima cosa quell’aspetto circostante della natura “sublime” e “romantica” che accoglie e preserva l’Abbadia della Trinità, uno
    dei gioielli del Regno, meta dei pellegrinaggi dei fedeli e di numerosi viaggiatori tra Sette e Ottocento.
    L’abbazia è ricordata fin dal Medioevo, infatti, come uno dei centri religiosi e culturali più vivi dell’Italia meridionale, con la sua preziosa biblioteca che conservava rari incunaboli e codici
    miniati, contrassegnando i valori della scienza tecnologica e patristica della chiesa cattolica e, dunque, costituendo l’obiettivo esplorativo principale di numerosi artisti che si spingevano fin là.
    Siamo davanti a uno dei temi più rappresentati dai pittori della Scuola di Posillipo, da Raffaele Carelli a Giacinto Gigante a Teodoro Duclère, per non parlare dei numerosi stranieri, dal tedesco Georg Gmelin ai francesi A. Etna Michallon e Herman Delpech, all’inglese Samuel Palmer, che tra gli anni
    Venti e Trenta documentano a vario titolo un interesse preciso per Cava, visita quasi obbligata tra le numerose località del Regno delle Due Sicilie. Un esile albero, in primo piano, funge da quinta scenica principale sulla visione totale, ma è l’intensità della luce, a tratti con una dominante bruna
    e violacea, a fare da protagonista nel paesaggio, eseguito con pennellate libere e dense, sottolineando una fase dell’esperienza più matura di Pitloo, intorno agli anni Trenta. La scoperta della natura ibrida e pittoresca, con i suoi anfratti, i torrenti e le gole, avvolta da un fitto sottobosco, tipico di Cava e dintorni, non è affatto una novità per Pitloo che già prima di diventare docente alla cattedra di paesaggio presso il Real Istituto di Belle Arti a Napoli aveva al suo attivo, nell’elenco delle opere realizzate prima del 1824, ben sei dipinti raffiguranti vedute di Cava de’ Tirreni, appartenenti a personaggi di alto rango, quali il duca di Berwick, il duca di Terranova, il barone Steegragt, direttore del museo reale d’Olanda. (L. Martorelli in Romanticismo, cat. Mostra Milano, Cinisello Balsamo (MI)
    2018, pp.309-310)
    La tela è da porre in relazione cronologicamente, per formato e per tecnica, agli studi ad olio su carta rintelata conservati nella collezione del Banco di Napoli (Roma: Antoon Sminck Van Pitloo, (1791-1837). Un paesaggista olandese a Napoli: ventisette opere ritrovate, catalogo della mostra, a cura di E. Di Majo, e M. Causa Picone, Galleria Carlo Virgilio, Roma).
    STIMA min € 30000 - max € 40000

    Antonio Smick Pitloo Pitloo Antonio Sminck (Arnhem 1790 - Napoli 1837)
    Abbadia della Trinità a Cava dei Tirreni
    olio su tela, cm 38×27
    firmato in basso a destra: Pitloo
    a tergo sulla tela una firma abrasa e una firma autografa: Paolo di Nola; nell’angolo della tela la sigla B.L.; Cartiglio Mostra Pitloo – Villa Pignatelli – Napoli 2004-2005 n.34

    Provenienza:Coll. Apa, Torre del Greco (NA); Coll. Polisiero, Napoli; Coll. Sarnelli, Napoli; Coll. privata, Napoli.

    Esposizioni:Napoli, 2001; Modena, 2003; Napoli, 2003; Napoli, 2004/2005; Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage Pittoresque Napoli; Milano, 2018-19.

    Bibliografia: R. Causa, Pitloo, Napoli 1956, tav. 1; R. Caputo, La pittura napoletana dell’Ottocento, Catalogo “Vittoria Colonna”, n.9, Napoli 2001, pp. 68-69; M. Ricciardi, Paesaggisti stranieri in Campania nell’Ottocento, Salerno 2002, p. 52, fig. 27; L. Martorelli (a cura di), L’Ottocento napoletano dalla veduta alla trasfigurazione del vero, Catalogo mostra Modena 2003,pp. 4-5; L. Martorelli – R. Caputo, La Pittura italiana dell’Ottocento

    Il dipinto è stato per la prima volta portato all’attenzione degli studi da Raffaello Causa, nella sua importante monografia dedicata al pittore olandese nel 1956. Nella costruzione prospettica l’opera viene tagliata da un albero, che funge da asse lievemente spostato sulla sinistra.
    L'intensità del paesaggio caratterizzato dalla macchia
    mediterranea è resa in primo piano con pennellate libere, che si sovrappongono nei verdi, nei marroni e negli ocra. L'opera si avvicina cronologicamente ad un gruppo di opere degli anni Trenta, quando il pittore olandese sembra avere scoperto la natura selvaggia e pittoresca di Cava, con il suggestivo profilo dei monti Lattari sullo sfondo, dove si evidenzia pienamente il superamento del paesaggismo analitico che aveva caratterizzato la sua prima produzione, sull'impronta del paysage classique sul quale si era formato, per cedere alla
    seduzione delle atmosfere mediterranee, senza abbandoni sentimentali, ma con una trattenuta sintesi lirica, evoluzione in cui ebbe molta importanza la conoscenza del paesaggio romantico inglese. Inoltre la natura romantica della Cava - un misto di natura scoscesa, con vegetazione
    boschiva fitta e inserzioni di edifici architettonici antichi (natura e storia) - è un luogo suggestivo di particolare richiamo per questi paesisti “integrali” come Pitloo.
    Il nostro paesaggio, in particolare, ritrae la celebre abbazia benedettina della Trinità a Cava, da una posizione di scorcio e in lontananza, quasi a voler presentare per prima cosa quell’aspetto circostante della natura “sublime” e “romantica” che accoglie e preserva l’Abbadia della Trinità, uno
    dei gioielli del Regno, meta dei pellegrinaggi dei fedeli e di numerosi viaggiatori tra Sette e Ottocento.
    L’abbazia è ricordata fin dal Medioevo, infatti, come uno dei centri religiosi e culturali più vivi dell’Italia meridionale, con la sua preziosa biblioteca che conservava rari incunaboli e codici
    miniati, contrassegnando i valori della scienza tecnologica e patristica della chiesa cattolica e, dunque, costituendo l’obiettivo esplorativo principale di numerosi artisti che si spingevano fin là.
    Siamo davanti a uno dei temi più rappresentati dai pittori della Scuola di Posillipo, da Raffaele Carelli a Giacinto Gigante a Teodoro Duclère, per non parlare dei numerosi stranieri, dal tedesco Georg Gmelin ai francesi A. Etna Michallon e Herman Delpech, all’inglese Samuel Palmer, che tra gli anni
    Venti e Trenta documentano a vario titolo un interesse preciso per Cava, visita quasi obbligata tra le numerose località del Regno delle Due Sicilie. Un esile albero, in primo piano, funge da quinta scenica principale sulla visione totale, ma è l’intensità della luce, a tratti con una dominante bruna
    e violacea, a fare da protagonista nel paesaggio, eseguito con pennellate libere e dense, sottolineando una fase dell’esperienza più matura di Pitloo, intorno agli anni Trenta. La scoperta della natura ibrida e pittoresca, con i suoi anfratti, i torrenti e le gole, avvolta da un fitto sottobosco, tipico di Cava e dintorni, non è affatto una novità per Pitloo che già prima di diventare docente alla cattedra di paesaggio presso il Real Istituto di Belle Arti a Napoli aveva al suo attivo, nell’elenco delle opere realizzate prima del 1824, ben sei dipinti raffiguranti vedute di Cava de’ Tirreni, appartenenti a personaggi di alto rango, quali il duca di Berwick, il duca di Terranova, il barone Steegragt, direttore del museo reale d’Olanda. (L. Martorelli in Romanticismo, cat. Mostra Milano, Cinisello Balsamo (MI)
    2018, pp.309-310)
    La tela è da porre in relazione cronologicamente, per formato e per tecnica, agli studi ad olio su carta rintelata conservati nella collezione del Banco di Napoli (Roma: Antoon Sminck Van Pitloo, (1791-1837). Un paesaggista olandese a Napoli: ventisette opere ritrovate, catalogo della mostra, a cura di E. Di Majo, e M. Causa Picone, Galleria Carlo Virgilio, Roma).


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  • Lotto 48  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    La valle dei mulini
    olio su tela cm 86x65

    Provenienza: Coll. privata, Parigi; coll. privata, Napoli

    Bibliografia: OTTOCENTO catalogo dell'arteitaliana Ottocento Primo Novecento n° 41, Metamorfosi Ed. Milano 2012, a colori(studio)
    STIMA min € 20000 - max € 30000

    Lot 48  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    La valle dei mulini
    olio su tela cm 86x65

    Provenienza: Coll. privata, Parigi; coll. privata, Napoli

    Bibliografia: OTTOCENTO catalogo dell'arteitaliana Ottocento Primo Novecento n° 41, Metamorfosi Ed. Milano 2012, a colori(studio)


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  • Lotto 49  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    Notturno a Ischia
    olio su tela, cm 30×45
    firmato e dedicato in basso a destra: G. Smargiassi, Al mio ottimo amico m. Galli

    Provenienza:Coll. privata, Ischia; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Napoli, 2006; Lacco Ameno (Ischia), 2008; Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage PittoresqueNapoli

    Bibliografia: L. Martorelli in Ottocento e Novecento, Catalogo “Vittoria Colonna” a cura di R. Caputo, Napoli 2006, pp. 6-7; R. Caputo – G. Sarnelli (a cura di), Vedute di Ischia nell’800, Catalogo mostra Museo di Villa Arbusto, Lacco Ameno (Ischia), Napoli 2008, n. 15 p.16; R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 254; I. Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, Cat. Mostra Napoli, Cappella Palatina di Castel Nuovo 24/07-02/10/2019, La Mediterranea Edizioni, Napoli 2019, ill. a colori p. 23.

    Raccontata sin dalle antiche descrizioni di viaggiatori per la sua bellezza paesaggistica, l’immagine di Ischia assume un ruolo da protagonista nelle rappresentazioni pittoriche solo a partire dalla metà del Settecento, in relazione all’evoluzione del genere della veduta.«[...] Ischia non è soltanto la più bella, ma anche la più grande delle isole situate nei golfi contigui di Napoli e di Gaeta.
    In una parola, è il punto centrale d’un paradiso terrestre» (Tableau topographique et Historique des iles d’Ischia, de Ponza, de Vandotena, de Procida et de Nisida par un Ultramontain, Napoli 1822, p. 40, riedito da La Città del Sole 1998). Così ricorda l’isola d’Ischia Conrad Haller (o Anonimo Oltramontano), nel suo viaggio romantico per il Golfo di Napoli qualche anno prima del “Notturno” di Smargiassi che ritrae l’antico lago d’Ischia, uno dei bacini naturalidell’isola, prima dei lavori che porteranno a modificare l’insenatura naturale in un porto, nel 1853.
    Il Notturno, di forte accezione romantica, di ascendenza nordica, risente della lezione naturalistica del Pitloo, da cui deriva il carattere pittorico sintetico e abbreviato del paesaggio dal vero; le barche, i pescatori, la rustica capanna prossima alla riva, sono tangibili visioni realizzate osservando la natura dei luoghi, riconducibili a una cifra non ancora contaminata dal rigido dettato espressivo del paesaggio di composizione, della maturità artistica dell’artista abruzzese.
    La connotazione romantica del paesaggio notturno fa datare il nostro dipinto alla metà degli anni trenta, quando, in ambito europeo, sono in auge i temi storico-romantici di matrice trobadour. Per Napoli, è il celebre notturno di Beniamino de Francesco, Tasso a Sorrento, del 1833, a inaugurare la nuova stagione del paesaggio romantico, caratterizzando un momento di produzione assai felice per gli artisti napoletani che, grazie alle esposizioni borboniche, entrano nel circuito degli interessi collezionistici e di mercato internazionali.
    Almeno due dipinti documentano le escursioni del pittore abruzzese sull’isola d’Ischia, La veduta della salita del monte Epomeo in Ischia, documentata nel 1833, e la Marina d’Ischia al chiaro di luna, del 1845, oltre alla celebre Veduta presa da Ischia con contadini che vendemmiano (Napoli, Palazzo Reale) presentata alla mostra allestita in occasione del VII Congresso degli Scienziati a Napoli, nel 1845.
    STIMA min € 13000 - max € 18000

    Lot 49  

    Smargiassi Gabriele

    Smargiassi Gabriele Smargiassi Gabriele (Vasto, CH 1798 - Napoli 1882)
    Notturno a Ischia
    olio su tela, cm 30×45
    firmato e dedicato in basso a destra: G. Smargiassi, Al mio ottimo amico m. Galli

    Provenienza:Coll. privata, Ischia; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Napoli, 2006; Lacco Ameno (Ischia), 2008; Vernissage de “Infinite Emozioni”, 03/12/2010, presso Voyage PittoresqueNapoli

    Bibliografia: L. Martorelli in Ottocento e Novecento, Catalogo “Vittoria Colonna” a cura di R. Caputo, Napoli 2006, pp. 6-7; R. Caputo – G. Sarnelli (a cura di), Vedute di Ischia nell’800, Catalogo mostra Museo di Villa Arbusto, Lacco Ameno (Ischia), Napoli 2008, n. 15 p.16; R. Caputo, Infinite Emozioni. La Scuola di Posillipo, Napoli 2010, p. 254; I. Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, Cat. Mostra Napoli, Cappella Palatina di Castel Nuovo 24/07-02/10/2019, La Mediterranea Edizioni, Napoli 2019, ill. a colori p. 23.

    Raccontata sin dalle antiche descrizioni di viaggiatori per la sua bellezza paesaggistica, l’immagine di Ischia assume un ruolo da protagonista nelle rappresentazioni pittoriche solo a partire dalla metà del Settecento, in relazione all’evoluzione del genere della veduta.«[...] Ischia non è soltanto la più bella, ma anche la più grande delle isole situate nei golfi contigui di Napoli e di Gaeta.
    In una parola, è il punto centrale d’un paradiso terrestre» (Tableau topographique et Historique des iles d’Ischia, de Ponza, de Vandotena, de Procida et de Nisida par un Ultramontain, Napoli 1822, p. 40, riedito da La Città del Sole 1998). Così ricorda l’isola d’Ischia Conrad Haller (o Anonimo Oltramontano), nel suo viaggio romantico per il Golfo di Napoli qualche anno prima del “Notturno” di Smargiassi che ritrae l’antico lago d’Ischia, uno dei bacini naturalidell’isola, prima dei lavori che porteranno a modificare l’insenatura naturale in un porto, nel 1853.
    Il Notturno, di forte accezione romantica, di ascendenza nordica, risente della lezione naturalistica del Pitloo, da cui deriva il carattere pittorico sintetico e abbreviato del paesaggio dal vero; le barche, i pescatori, la rustica capanna prossima alla riva, sono tangibili visioni realizzate osservando la natura dei luoghi, riconducibili a una cifra non ancora contaminata dal rigido dettato espressivo del paesaggio di composizione, della maturità artistica dell’artista abruzzese.
    La connotazione romantica del paesaggio notturno fa datare il nostro dipinto alla metà degli anni trenta, quando, in ambito europeo, sono in auge i temi storico-romantici di matrice trobadour. Per Napoli, è il celebre notturno di Beniamino de Francesco, Tasso a Sorrento, del 1833, a inaugurare la nuova stagione del paesaggio romantico, caratterizzando un momento di produzione assai felice per gli artisti napoletani che, grazie alle esposizioni borboniche, entrano nel circuito degli interessi collezionistici e di mercato internazionali.
    Almeno due dipinti documentano le escursioni del pittore abruzzese sull’isola d’Ischia, La veduta della salita del monte Epomeo in Ischia, documentata nel 1833, e la Marina d’Ischia al chiaro di luna, del 1845, oltre alla celebre Veduta presa da Ischia con contadini che vendemmiano (Napoli, Palazzo Reale) presentata alla mostra allestita in occasione del VII Congresso degli Scienziati a Napoli, nel 1845.


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  • Lotto 50  

    Rebbel Josef

    Rebbel Josef (Vienna 1787 – Dresda 1828)
    Veduta della città di Vietri con vista sul Golfo di Salerno
    olio su tavola, cm 78 x 104
    a tergo timbro di antica collezione

    Provenienza: Galleria Schneider, Monaco; Collezione Georg Schäfer, Schweinfurt; Collezione privata, Nord Reno-Westfalia; Galleria Grisebach, Berlino; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Vienna, 1947; Dusseldorf, 2000; Vienna, 2015.

    Bibliografia: Casa d’aste Dorotheum, Catalogo asta n. 131, Vienna 27.05.1947, ill. p.12; H. Lischke, Josef Rebell (1787-1828). Vita e lavoro, Dissertazione Università di Innsbruck, 1956, p. 130 ill. 23; Casa d’aste Christie’s, Dipinti dalla collezione del Dott. Georg Schäfer, Catalogo asta n. 34, Düsseldorf 31.01.2000; Casa d’aste Grisebach, Catalogo asta n. 237, Berlino 03.06.2015, lotto n° 159; I. Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, Cat. Mostra Napoli, Cappella Palatina di Castel Nuovo 24/07-02/10/2019, La Mediterranea Edizioni, Napoli 2019, ill. a
    STIMA min € 30000 - max € 40000

    Lot 50  

    Rebbel Josef

    Rebbel Josef Rebbel Josef (Vienna 1787 – Dresda 1828)
    Veduta della città di Vietri con vista sul Golfo di Salerno
    olio su tavola, cm 78 x 104
    a tergo timbro di antica collezione

    Provenienza: Galleria Schneider, Monaco; Collezione Georg Schäfer, Schweinfurt; Collezione privata, Nord Reno-Westfalia; Galleria Grisebach, Berlino; Coll. privata, Napoli

    Esposizioni: Vienna, 1947; Dusseldorf, 2000; Vienna, 2015.

    Bibliografia: Casa d’aste Dorotheum, Catalogo asta n. 131, Vienna 27.05.1947, ill. p.12; H. Lischke, Josef Rebell (1787-1828). Vita e lavoro, Dissertazione Università di Innsbruck, 1956, p. 130 ill. 23; Casa d’aste Christie’s, Dipinti dalla collezione del Dott. Georg Schäfer, Catalogo asta n. 34, Düsseldorf 31.01.2000; Casa d’aste Grisebach, Catalogo asta n. 237, Berlino 03.06.2015, lotto n° 159; I. Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, Cat. Mostra Napoli, Cappella Palatina di Castel Nuovo 24/07-02/10/2019, La Mediterranea Edizioni, Napoli 2019, ill. a


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